16 Aprile 2014

Lo chiamarono eroe ma al processo Concordia gli contestano la medaglia

Lo chiamarono eroe ma al processo Concordia gli contestano la medaglia

di Pierluigi Sposato GROSSETO Trovare il suo nome nella lista degli indagati era stata una sorpresa: lui era l’ eroe, l’ unico decorato “sul campo”, addirittura quando era ancora in ospedale, con una medaglia d’ oro del Senato consegnata personalmente dal presidente Schifani. Lui che era rimasto 36 ore intrappolato nella Concordia, con gamba e mano fratturate, vertebre incrinate, un trauma cranico, con i piedi nell’ acqua, dopo aver aiutato i passeggeri a mettersi in salvo. Per la Procura la realtà era diversa: Manrico Giampedroni, oggi 59 anni, hotel director della nave, doveva rispondere di cooperazione colposa in omicidio colposo, una mancata attivazione nell’ evacuazione delle cabine di quel 13 gennaio 2012. Patteggiati 2 anni e 6 mesi, Giampedroni è comparso ieri in Tribunale come testimone. E proprio sulla medaglia si è appuntata la domanda di un avvocato di parte civile, Suriano, una delle domande-provocazione della mattina, destinata a restare impressa nell’ immaginario collettivo: «Lei ha avuto l’ onorificenza perché ha salvato qualcuno o perché ha patteggiato?». Il presidente Puliatti non l’ ha ammessa. E ha ammonito anche Leuzzi (Codacons) che di fronte alla descrizione del silenzio in plancia dopo l’ urto – che Giampedroni aveva visto in diretta, essendo in quel momento sull’ aletta sinistra («commentai con il maitre Ciro Onorato che eravamo troppo vicini») – ha chiesto: «Stavano zitti per andare tutti verso il suicidio di massa? Mi è apparsa l’ immagine di un santone che conduce una setta…». Giampedroni, rispondendo al pm Pizza (consultando raramente gli appunti criticati dai difensori), ha riepilogato tutti i suoi spostamenti di quella notte: «Io avevo detto alla radio Vhf che tutte le cabine erano state evacuate, ma dal ponte di comando non mi rispondeva nessuno, nemmeno per dire ok». Schettino non lo aveva mai cercato. Lo avevano cercato invece da Genova sia Unsprunger sia Pacini, per avere notizie. Giampedroni ha specificato di aver fatto tutto di sua iniziativa: invitato dal comandante ad assistere al passaggio ravvicinato del Giglio, l’ hotel director era poi sceso al ponte 0, era risalito, era di nuovo sceso per tranquillizzare i passeggeri, era salito per la terza volta dopo non aver ricevuto risposte alla radio. «Io non ho compiti dopo la “prontezza” per l’ imbarco», cioè la procedura che indica che tutte le cabine sono vuote e che le persone sono pronte alla muster station per l’ imbarco sulle scialuppe. Procedura saltata, perché tutti erano ai punti di raccolta, o comunque così gli risultava, e nessuno dei responsabili cabine aveva dato comunicazioni. «Il panico c’ era, poi si affievolì», ha specificato a Lepiane difensore di Schettino. Punito da Costa? «No – ha risposto all’ avvocato Gabrielli – L’ autorità marittima mi ha ritirato per 4 mesi il libretto di navigazione, non ricordo per quali contestazioni». Giampedroni era stato in rianimazione e in ortopedia, 238 giorni di paga risarciti più un altro periodo da 36 giorni; gli è stata riconosciuta un’ invalidità del 18% (329 euro al mese); l’ assicurazione l’ ha risarcito. È tornato a navigare dall’ ottobre 2012. L’ avvocato Quartararo (Inail) ha fatto i conti: «L’ infortunio è costato 111 mila euro».

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