Giampedroni: «In plancia stavano tutti zitti» Leuzzi: «Andavate verso il suicidio di massa»
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fonte:
- La Nazione
di CRISTINA RUFINI «IN PLANCIA tutti stavano zitti. Intenti a fare il proprio compito». Così l’ hotel director Manrico Giampedroni, di Ameglia, ha affermato ieri al processo Concordia. Alla domanda del legale di Codacons, l’ avvocato Giuliano Leuzzi, Giampedroni ha rappresentato un quadro della situazione che collima poco con i racconti che l’ hanno preceduto di una plancia di comando affollata e ilare. «E che, stavano tutti zitti – ha allora commentato Leuzzi – in attesa di andare contro lo scoglio. Come verso un suicidio di massa? Guidati da un santone». Un momento di ilarità che è stato stoppato dal presidente del Collegio guidicante, Giovanni Puliatti. Nella ricostruzione della notte del naufragio fatta da Giampedroni – che a luglio scorso ha patteggiato due anni e sei medi di reclusione – in aula al Moderno non sono mancati vuoti di memoria. Oltre qualche mancata risposta su aspetti che avrebbero riguardato anche la sua precedente posizione di imputato. GIAMPEDRONI, inoltre, non ha concesso le riprese televisive in aula durante la propria testimonianza. Nei suoi diritti. La scelta, però, stride un po’ con il periodo in cui il commissario di bordo è stato ricoverato in ospedale – dopo essere stato recuperato all’ interno della nave – e si è mostrato senza problemi, soprattutto quando l’ allora presidente del Senato, Renato Schifani, gli consegnò la medaglia d’ oro al valor civile, per avere salvato vite umane. Prima che Giampedroni ricoprisse la veste di coimputato di Schettino nel procedimento penale. Durante la sua breve deposizione al processo contro l’ ex comandante, meno di due ore, Giampedroni ha ricordato di essere salito in plancia di comando insieme al comandante e di essersi accorto a un certo punto di uno strano movimento dell’ acqua in un certo punto della nave. «Non vidi la falla – ha spiegato Giampedroni – ma capì che qualcosa era accaduto». Poi la fase concitata dell’ emergenza e dell’ abbandono nave. «Assicuratomi che tutte le cabine erano vuote – ha raccontato – il mio compito era terminato. A un certo punto, però, mentre mi trovavo a poppa sul lato sinistro, in fila, mi voltai e vidi un gruppo di persone in difficoltà. Cercai di raggiungerle, ma camminavo sulle pareti che erano diventate pavimento, quando a un certo punto si aprì una porta che fece da botola e sprofondai al ponte 3. Immerso nell’ acqua fino alla gola, dove rimasi per 36 ore, con una gamba fratturata e problemi alla colonna vertebrale». Poi il ritrovamento e successivo recupero dei vigili del fuoco. «Nel momento dell’ emergenza – ha poi aggiunto Giampedroni – non sono mai stato contattato da Schettino». Ma neanche lui, secondo quanto ricostruito con l’ interrogatorio della difesa del comandante, ha mai comunicato al comandante la «prontezza» alle muster station. Uno dei suoi compiti.
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