11 Aprile 2014

Alaco, il Forum indica la via d’uscita dalla crisi idrica

Alaco, il Forum indica la via d’uscita dalla crisi idrica

La chiusura delle indagini preliminari è un passaggio importante, cruciale, per arrivare ad individuare le responsabilità di una situazione complessa e preoccupante, che riguarda l’ acqua potabile che sgorga nei rubinetti di centinaia di migliaia di persone. Ma lo stato delle cose, anche alla luce delle comunicazioni della Procura, non attenua le ansie dei cittadini, anzi, a leggere il comunicato diramato ieri dal Forum delle associazioni vibonesi, le aumenta, anche alla luce di quanto appurato dagli inquirenti, per i quali «i trattamenti di potabilizzazione potrebbero risultare non idonei», per cui «non è stato possibile esprimere un giudizio circa la qualità dell’ acqua dell’ invaso». Le associazioni, come spiega il portavoce Antonio D’ Agostino, intendono quindi riprendere con vigore le azioni a tutela della salute pubblica. «Il nostro Forum – spiega il portavoce – insieme alle altre associazioni, in primis il comitato civico “Pro Serre” di Serra San Bruno ed il Codacons, a questo punto deve intensificare le battaglie che va conducendo, a partire dalla prossima richiesta di costituzione di parte civile nel processo. Ciò accanto alle necessarie pressioni sulle amministrazioni affinché mettano finalmente mano a un programma alternativo, che preveda: la ristrutturazione della rete idrica per ridurre le perdite che oggi sono superiori al 50%; il reperimento e l’ utilizzo di nuovi approvvigionamenti a partire dalle risorse idriche presenti nei propri territori (pozzi e sorgenti). Basti pensare che interi quartieri della città di Vibo Valentia sono già serviti da pozzi e che Serra San Bruno dispone di acque sorgive, di qualità eccellente, del tutto inutilizzate. Nelle more, i sindaci dei comuni serviti dall’ Alaco dovrebbero, in ottemperanza al principio di precauzione dettato dal codice dell’ ambiente (decreto 152/2006), inibire l’ uso potabile dell’ acqua e, di conseguenza, ridurre il relativo canone. Così come è urgente mettere mano alla realizzazione di un sufficiente numero di “case dell’ acqua” con erogazione di acqua adeguatamente controllata, al fine di mitigare i disagi quotidiani dei cittadini. Bisognerebbe poi, da subito, ricostituire presso l’ Asp la task -force voluta dal prefetto Michele di Bari e ripetutamente chiesta all’ attuale prefetto Bruno, purtroppo ad oggi senza riscontro». E dal locale si passa all’ ambito calabrese: «Dai responsabili regionali, poi, bisogna pretendere che venga avviato rapidamente uno studio, che deve comprendere una adeguata indagine dei fondali del lago, comprensiva della caratterizzazione dei sedimenti, anche alla luce delle testimonianze più volte raccolte su sospetti sversamenti che sarebbero avvenuti nel corso del riempimento del bacino. E, infine, che venga approvato il Piano di tutela delle acque, inspiegabilmente arenatosi dopo l’ adozione del 2009 e che prevede, tra l’ altro, proprio il monitoraggio dei laghi artificiali le cui acque sono destinate alla potabilizzazione. Detto piano evidenziava per l’ Alaco, già allora, la presenza pericolosa di eccesso di ferro, manganese e di colibatteri». Ma, almeno a Vibo, nulla di tutto ciò è stato fatto.

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