Il bacino dei veleni e dei sospetti
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
LA storia che qualcosa si può migliorare, lì in quellago avvelenato, non se la beve più nessuno. E che l’ Alaco sia ormai compromesso più che un’ ipotesi è ormai una certezza. Perché l’ Alaco più che un invaso è stato un vero e proprio sistema. Business. Business dell’ acqua. Tanta acqua. Da mandare acaro prezzo nelle case di 400mila utenti, costretti a farei conti con le ordinanze di divieto prima, con le contrordinanze misteriose dopo, e con le bollette impazzite degli ultimi tempi infine. Danno, beffa, rabbia, preoccupazione. Paura. Con la salute, del resto, non si mercanteggia e quel bacino «avvelenato» non avrebbe motivo di esistere ancora molto. Soprattutto perché è proprio quel decreto legislativo 31/2001 a spiegarlo in maniera fin troppo chiara, sancendo infatti nell’ articolo ovvero «sia che sia che si verifichi sia che non si verifichi un superamento dei valori di parametro, qualora la fornitura di acque destinate al consumo umano rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana affinchè la fornitura sia vietata o sia limitato l’ uso delle acque, ovvero siano adottati altri idonei provvedimenti a tutela della salute». Potenziale, dunque. E non certificato, stabilito, sancito definitivamen te. Potenziale, ovvero pensato come possibile. Indipendentemente dalla volontàpopolare che si è già espressa tempo fa con il re ferendum per il ripristino dell’ acqua pubblica votando per il “sì” in percentuale bulgara. L’ idea, che piaccia o meno alla poli tica, dovrebbe essere quindi quella di ritornare finalmente, così come spiegato da sempre daparte del Comitato ci vico Pro Serre, dal Codacons e dal Forum delle associazioni vibonesi, ad un’ erogazione idrica a mezzo pozzi comunali, gestioni con sortili di tipo pubblico e riedificazioni delle case dell’ acqua. Praticamente tutto il contrario di quello che fino ad oggi le varie amministrazioni coinvolte non hanno neanche lontanamente ipotizzato e programmato, nonostante da quel 17 maggio 2012 il messaggio fosse chiaro. Niente. Attaccati alla rete dell’ Alaco erano e attaccati ancora oggi sono. Il tutto nonostante diversi studi avessero dimostrato l’ impossibilità di poter trasformare in tica, dovrebbe essere quindi quella di ritornare finalmente, così come spiegato da sempre daparte del Comitato ci potabile un’ acqua già di per se classificata nella migliore delle ipotesi come “A3”, ovvero il peggio. Perché nell’ invaso artificiale a cavallo tra i Comuni di Brognaturo e San Sostene ontani e altra vegetazione prolificano naturalmente ogni anno, segno di una bonifica mai avvenuta completamente negli anni ’70 e segno di una mancata e corretta manutenzione ordinaria della struttura e che, oltretutto, grazie ad una reazione chimica dovuta infatti al massiccio utilizzo del cloro per, appunto, tentare di potabilizzare le acque, produrrebbe costantemente quei trialometani e cloriti, trovati spesso oltre le soglie consentite dalla legge, scientificamente dannosi per la salute umana. Per non parlare, poi, dei cosiddetti «composti alogenati aromatici» derivati dal benzene rintracciati nel febbraio 2013 dall’ Asp di Soverato e che, secondo qualcuno, potrebbero essere il frutto di percolato di discarica caduto non si sa come in quell’ acqua che i cittadini di un terzo della Calabria ogni giorno si ritrovano in casa.
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