28 Marzo 2014

Banca Mps chiede danni

Banca Mps chiede danni

Trenta milioni sono stati richiesti da Banca Mps all’ associazione consumatori Codacons per danni patrimoniali e non patrimoniali. Lo si è saputo ieri mattina nel corso della seconda udienza nella quale il gup Monica Gaggelli deve decidere se rinviare a giudizio otto persone più Jp Morgan in relazione all’ inchiesta sull’ acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Banca Mps e accettare o meno le richieste di costituzione di parte civile presentate da Bankitalia, Consob, Mps e alcune associazioni di consumatori. Il legale di Banca Mps ha presentato un duro documento di un centinaio di pagine nel quale spiega le motivazioni della richiesta che sarà discussa presso il tribunale civile di Roma. Il documento parte dagli interventi all’ assemblea di Banca Mps del 28 dicembre fatti dal presidente di Codacons, Carlo Rienzi, e dal consulente, l’ ingegner Giuseppe Bivona. «Dopo un anno di continui attacchi e accuse strumentali», afferma il legale, «Codacons ha sostenuto che gli aiuti di stato ricevuti dalla banca sarebbero stati attuati «in modo abusivo», cercando di far credere ai soci e al mercato che l’ operazione di aumento di capitale da 3 mld varata da Banca Mps con il placet della Commissione europea costituisca in effetti un modo, per lo più surrettizio, per riparare a detti abusi». Per la banca senese si tratta di «un attacco gravissimo e irresponsabile, con finalità contrarie agli scopi istituzionali dell’ associazione, volto a minare alla radice uno snodo vitale con cui l’ attuale gestione sta cercando di risollevare le sorti della terza banca d’ Italia». Di qui la richiesta al tribunale civile di condannare in solido Codacons, Rienzi e Bivona ad almeno 25 milioni di euro per danni patrimoniali e 5 milioni per quelli non patrimoniali e di altri 520 mila euro per spese processuali. Immediata la replica del Codacons, che parla di «tentativo di intimidire e chiudere la bocca a chi difende gli azionisti, i correntisti e la banca stessa», oltre che di «abuso del diritto e un chiaro tentativo di chiudere la bocca a chi, per il suo ruolo, ha il dovere di informare i cittadini e il mercato circa gli abusi delle banche». © Riproduzione riservata.

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