22 Marzo 2014

Il lungo e faticoso cammino dell’ azione risarcitoria collettiva

Il lungo e faticoso cammino dell’ azione risarcitoria collettiva 

La voce è ormai registrata da tutti i vocabolari: class action, ovvero azione legale di gruppo. Precisamente: strumento di tutela collettiva per fare causa a un’ azienda che ha danneggiato un gruppo di cittadini e ottenere un congruo risarcimento. In Italia l’ art. 140 bis del Codice di consumo è in vigore dal gennaio 2010 ma non si può dire che abbia avuto molta fortuna. C’ è chi parla di flop. Finora soltanto due azioni sono arrivate a sentenza: la prima, un anno fa, promossa dall’ Unione Nazionale Consumatori contro un tour operator per un soggiorno a Zanzibar rivelatosi un disastro (Tribunale di Napoli) . La seconda, vinta dal Codacons, contro una società produttrice di un kit antinfluenzale rivelatosi una bufala (agosto 2013, Corte d’ Appello di Milano). All’ inizio di questo mese è stata accolta la class action di Altroconsumo contro la Trenord per il caos subito dai pendolari lombardi nel 2012. La più impegnativa, ora, è quella che ha in progetto Federconsumatori nei confronti di Roche e Novartis per lo scandalo del farmaco Avastin. A sua volta Altroconsumo ha chiesto allo Stato di recuperare i 45 milioni di euro spesi per il costosissimo Lucentis, frutto dell’ accordo illecito fra le due società. Infine i comitati cittadini di 18 città, da Torino a Roma, sono sul piede di guerra. Obiettivo: la movida. Il sonno, dicono, è un diritto e va risarcito! Gli vogliamo dar torto?

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