Acqua contaminata, la Procura indaga sui ritardi del Comune
-
fonte:
- Il Messaggero
.
IL CASO Perché il sindaco ha aspettato sette giorni prima di rendere pubblica l’ ordinanza con il «divieto di consumo umano» per l’ acqua all’ arsenico presente negli acquedotti dell’ Arsial? E, soprattutto, perché i risultati della Asl sull’ acqua batteriologicamente e chimicamente compromessa, già disponibili dal 17 dicembre, non si sono immediatamente tradotti in un adeguato avviso ai cittadini dei Municipi XIV e XV? Sono queste alcune delle domande alle quali cercherà di dare una riposta la Procura, che ha aperto un fascicolo per chiarire le responsabilità del Comune. Una delle ipotesi di reato potrebbe essere quella di mancato allarme. Il fascicolo, aperto da Roberto Cucchiari, che coordina le inchieste relative alla salute pubblica, è stato affidato al pm Maria Letizia Golfieri, del gruppo Publica amministrazione della Procura. LE SEGNALAZIONI I magistrati hanno già analizzato l’ ordinanza di Marino con l’ avviso alla popolazione: secondo quanto si apprende, sarebbero già state evidenziate alcune incongruenze. In alcune parti, infatti, si parla di ?arsenico?, mentre in altri passaggi c’ è un generico riferimento all’ inquinamento batteriologico. A contribuire ad accendere un faro sui ritardi del Comune nella gestione di questa emergenza, sono stati tre esposti. Intanto, quello di Riccardo Corsetto, portavoce di Primavera nazionale coordinamento RomaNord, che ha chiesto di verificare «se esistano profili illeciti nel comportamento tenuto dal Comune, che ha vietato l’ utilizzo dell’ acqua a 5000 persone», senza che nessun suo organo ufficiale «desse ai media adeguata comunicazione». Il secondo esposto porta la firma del Codacons, che ha chiesto di fare luce «su eventuali ritardi od omissioni da parte dell’ amministrazione nelle informazioni rese agli utenti; di chiarire se la salute dei cittadini sia stata garantita e se la tempistica seguita dal Comune nel diramare l’ allarme sia stata congrua». Infine, una denuncia è stata firmata da Fabrizio Ghera, capogruppo capitolino di Fratelli d’ Italia. La questione, di cui discuterà in consiglio comunale giovedì, approderà anche al Parlamento europeo: la sua vice-presidente, Roberta Angelilli, ha investito del caso la Commissione Europea, con una interrogazione sui ritardi dell’ amministrazione capitolina. E c’ è anche un’ inchiesta interna al Campidoglio. LE DATE CHIAVE L’ ordinanza di Marino finita sotto accusa viene elaborata negli uffici del Dipartimento Sviluppo infrastrutture: la sua versione finale, con l’ allarme da diramare, è del 18 febbraio. Devono però passare tre giorni prima che venga firmata e protocollata dal Segretariato (21 febbraio). Ma nei Municipi XIV e XV i cittadini continuano ad utilizzare l’ acqua («già da due anni si sapeva che non era potabile», ha spiegato nei giorni scorsi l’ Arsial, nel tentativo di minimizzare l’ accaduto). Soltanto il 28 febbraio, l’ avviso finisce sul sito del Comune, in una posizione ?defilata?. Il giorno dopo, alle 16.43, l’ Ansa batte il comunicato del Campidoglio. Sono passati 11 giorni da quando i tecnici del Comune hanno stilato il documento. I DISAGI Ieri, intanto, il Comune, dopo le proteste dei residenti (500 le utenze interessate dal divieto, con diverse migliaia di persone coinvolte), ha deciso di inviare sul posto 7 serbatoi mobili, che si aggiungono alle due autobotti. Al termine di un vertice straordinario, che si è tenuto in Regione, è filtrato un moderato ottimismo. Secondo indiscrezioni i tecnici della Pisana punterebbero addirittura a migliorare la qualità dell’ acqua distribuita dalla rete Arsial nel giro di una settimana. Intanto la magistratura dovrà chiarire le responsabilità del Campidoglio. Marco Pasqua © RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
