4 Marzo 2014

Acqua vietata a Roma Nord, ancora polemiche: il caso finisce in Procura

Acqua vietata a Roma Nord, ancora polemiche: il caso finisce in Procura

Ancora polemiche sul caso acqua vietata in alcune zone di Roma Nord. Dopo l’ordinanza firmata dal sindaco, le proteste dei cittadini e il tentativo del Campidoglio di minimizzare la portata dei disagi, la questione arriva oggi in Procura. Sono tre gli esposti pronti ad arrivare a Piazza Clodio. A firmarli Primavera Nazionale coordinamento RomaNord , il Codacons e il consigliere di Fratelli d’Italia Fabrizio Ghera che presenterà anche un’interrogazione al sindaco di Roma Marino.
PRIMAVERA NAZIONALE COORDINAMENTO ROMANORD – “A nostro avviso”, spiega Riccardo Corsetto, portavoce del coordinamento RomaNord, “è gravissimo che il Comune di Roma Capitale e quindi chi lo rappresenta non abbia allertato nelle dovute modalità i residenti di alcune zone del Municipio ex XIX, e ex XX della presenza di arsenico e batteri fuori dalle norme fissate per la salute umana, nell’acqua che arriva nelle case. In un paese civile il sindaco avrebbe già rassegnato le dimissioni”.
CODACONS – Molto duro anche il Codacons: “Vogliamo che la magistratura accerti se la salute dei cittadini sia stata garantita e se la tempistica seguita dal Comune nel diramare l’allarme sia stata congrua”. Il Codacons va oltre e chiede provvedimenti a tutela dei residenti delle aree dove l’acqua risulta contaminata da arsenico. “I cittadini coinvolti dal problema – spiega – devono essere esentati dal pagamento delle tariffe idriche, fino a che l’acqua non tornerà potabile Comune e Asl devono inoltre disporre in favore di costoro analisi del sangue gratuite, volte a verificare la presenza nell’organismo di metalli tossici pericolosi per la salute umana”.
LA DIFESA DI MASINI – Ferma e decisa la linea difensiva dell’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Masini che ridimensiona l’allarme ai microfoni di RadioCittàFutura: “Su 350mila residenti nei municipi coinvolti, il XIV e il XV, le utenze fornite dall’acquedotto rurale dell’Arsial sono appena 500. La presenza di agenti inquinanti in quell’acqua è  nota da tempo. Dal 2012 i cittadini ricevono una bolletta sulla quale è indicata questa criticità”. “L’ordinanza del sindaco- aggiunge Masini – serve a far ripartire la  macchina degli interventi su questa vicenda in collaborazione con gli enti preposti, Regione Lazio e Acea. Quello che occorre fare adesso è dire a tutti i cittadini che hanno la bolletta Acea che non corrono alcun rischio e confermare che stiamo intervenendo su un problema che si trascina da due anni e che fino al nostro arrivo era rimasto chiuso nei cassetti. Ci auguriamo- ha concluso Masini- che nei prossimi mesi Acea cambi le fonti di origine di quest’acqua sostituendole con le proprie”.

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