23 Febbraio 2014

Ammalarsi di gioco: la città s’ interroga

Ammalarsi di gioco: la città s’ interroga

La testimonianza più toccante è stata quella di un ex giocatore modenese, che, con i «gratta e vinci», ha dilapidato i risparmi suoi e della famiglia, arrivando ad un passo dal togliersi dalla vita. Per poi trovare la forza – con l’ aiuto di un’ associazione – di denunciare il suo grave malessere e iniziare un percorso che lo sta riportando a riappropriarsi, giorno per giorno, della propria vita. C’ erano amministratori, medici, educatori e tanti studenti delle superiori (classi dell’ Itis Berenini, degli istituti Solari e Canossa) ieri mattina nel centro interparrocchiale San Michele per partecipare all’ incontro sul gioco d’ azzardo patologico (gap), problema sociale sempre più diffuso, dal titolo «Vuoi davvero rovinarti? Quando il gioco diventa un problema» e moderato dal giornalista della «Gazzetta» Leonardo Sozzi. Dopo i saluti del sindaco Mario Cantini – che ha parlato di un fenomeno «molto rilevante che ci vede coinvolti tutti e che ci deve impegnare, in primis come istituzione, a combatterlo ma anche a fare vera prevenzione» – e della direttrice del Distretto Ausl di Fidenza Maria Rosa Salati – che invece ha evidenziato come sia da «spezzare l’ aspetto di solitudine che coinvolge le persone coinvolte in questo problema» – ha preso la parola il capitano Lorenzo Caruso, comandante della Compagnia carabinieri di Fidenza, che ha promosso l’ incontro. Caruso si è rivolto in particolare agli studenti raccontando come è nata l’ idea di organizzare un momento per parlare della ludopatia: «Qualche tempo fa – ha detto – ho assistito a un fatto che mi ha colpito: soccorremmo un padre di famiglia in stato confusionale che minacciava di compiere un gesto insano. Fortunatamente riuscimmo a convincerlo a desistere: voleva togliersi la vita perchè si era giocato tutto alle macchinette». Dopo aver raccontato le implicazioni che il fenomeno potrebbe avere con la criminalità e con l’ usura in particolare («Fenomeno che esiste, ma che, al momento, non è riscontrabile nel nostro territorio») il capitano ha spiegato come anche i carabinieri possano essere un primo «punto di ascolto» per «malati di gioco» o i loro famigliari: l’ anonimato viene garantito. E’ toccato poi alla psichiatra del Sert Simonetta Gariboldi spiegare quali sono i «meccanismi» del gioco d’ azzardo e di come si sviluppa la patologia annessa, fornendo preziose indicazioni per poter riconoscere quando una persona sta cominciando ad entrare nel tunnel. Lo psicologo Gianandrea Borrelli della comunità terapeutica Casa Lodesana ha illustrato il progetto dello «sportello gioco d’ azzardo» realizzato dall’ associazione «Gruppo amici», punto di riferimento sul nostro territorio, oltre ai Sert ovviamente, per affrontare la dipendenza da gioco. Dopo la testimonianza del ex giocatore modenese, è stato l’ avvocato Andrea Cevolo, che faparte del Collegio legale di Codacons, a spiegare le implicazioni giuridiche legate al «gap», spiegando come via siano anche strumenti di legge utili ad affrontare il percorso di «guarigione». Paolo Tazzini di Federconsumatori ha parlato delle caratteristiche che portano al disagio e di cosa propone l’ associazione per aiutare le vittime. E’ stato infine il vescovo di Fidenza Carlo Mazza a concludere l’ incontro con una riflessione: «Ne parleremo ancora – ha dettoperchè questo momento di confronto non deve andare disperso». L’ invito rivolto ai ragazzi è stato quello di ascoltare chi lancia segnali di disagio, senza dimenticare mai «di diffondere la dignità, la responsabilità e la gioia di vivere»

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