La protesta di studenti e consumatori “Chiederemo i danni al ministero”
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fonte:
- la Repubblica
GIUSI SPICA QUI, nella città dove la metà degli istituti scolastici non è sicura, i genitori hanno paura. «I tetti sono pericolanti, i fili scoperti, i bagni aperti a metà – racconta mamma Marcella dell’ istituto Sciascia allo Zen – eppure il Comune ci ha assicurato che la parte frequentata è sicura. Ma fino a quando?». Non è la sola a temere per la sicurezza dei propri figli. «Quando lasciamo i nostri ragazzi a scuola, che dovrebbe essere il luogo più protetto del mondo, non siamo sicuri», ammette Ino Sanfilippo, promotore del comitato di genitori del liceo scientifico Einstein di via Malaspina, che insieme al preside e agli insegnanti ha aperto un dibattito sulla sicurezza dell’ edificio. «Due piani su sei sono chiusi per infiltrazioni d’ acqua, all’ esterno ci sono i segni tangibili dell’ umidità, le scale anti-incendio non sono a norma e non c’ è una palestra vera », rilancia un altro genitore dell’ Einstein, Giuseppe Russo. «Eppure – aggiunge – la provincia paga 840 mila euro all’ anno a un privato per questo edificio che prima era destinato ad uso abitativo». Il rischio psicosi è alto. E sfocia in denuncia aperta da parte delle associazioni degli studenti. «Non è possibile continuare con provvedimenti tampone – attacca l’ Unione degli studenti – pretendiamo in tempi immediati una seria anagrafe dell’ edilizia scolastica e un piano straordinario pluriennale ». Un tema che sembra non essere tra le priorità. Almeno per ora. Lo dice senza mezzi termini Salvatore La Rosa, presidente regionale uscente dell’ Age (Associazione dei genitori): «La sicurezza dei nostri edifici torna alla ribalta solo quando ci sono episodi come questi». «La scusa è sempre la stessa: il Comune e la Provincia non hanno i soldi», rilancia Tanino Maggio, membro dell’ Age e marito di una docente della scuola Trinacria: «Le scuole – continua – cadono a pezzi, non si fa la pulizia delle grondaie e alle minime piogge cadono giù gli intonaci. Ai nostri ragazzi è negato il diritto allo studio». Diritti negati, rischio per la sicurezza degli allievi e genitori costretti a lasciare i figli in classe col cuore in gola. Quanto basta, secondo il Codacons, per «chiedere un risarcimento danni al ministero dell’ Istruzione in relazione ai rischi corsi in seguito ai mancati provvedimenti per la messa in sicurezza degli istituti scolastici». Secondo il presidente dell’ associazione dei consumatori, Francesco Tanasi, «l’ episodio di via Bragaglia dimostra come troppe scuole non siano sicure e rappresentino un potenziale rischio per la salute di studenti, insegnanti e personale scolastico». A lanciare l’ allarme, qualche giorno fa, era stato anche il consigliere dei geologi di Sicilia Calogero Pecoraro: «Una scuola su dieci è a serio rischio. Entro l’ anno occorre un grande piano di prevenzione e messa in sicurezza». Nel frattempo genitori, insegnanti e studenti incrociano le dita. © RIPRODUZIONE RISERVATA Secondo la stima dei geologi è emergenza in una scuola su dieci.
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