31 Gennaio 2014

Via al processo Chernobyl Comuni e associazioni si costituiscono parte civile

Via al processo Chernobyl Comuni e associazioni si costituiscono parte civile

SALERNO – L’ aula più grande del Tribunale di Salerno, quella della Corte d’ Assise d’ Appello, è troppo stretta per un processo dove il numero delle parti civili – presenti – è uguale a quello degli imputati – 38, tutti assenti. Al processo Chernobyl, su un traffico di 180.000 tonnellate di rifiuti tossici da nord a sud, è la lunga lista di associazioni, comitati, imprese individuali, oltre che enti pubblici, a offrire l’ assist ai difensori degli imputati di rinviare un processo che già si avvia verso la prescrizione, eccezion fatta per il reato di disastro ambientale che resterà in piedi fino al 2025. Gli altri (delitti ambientali, traffico illecito di rifiuti speciali, associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato) possono già considerarsi impuniti. Il gup di Salerno, Dolores Zarone, nonostante i tentativi e le polemiche, è stata categorica: l’ udienza di ieri si è tenuta lo stesso – senza nessun rinvio – e alla fine si è arrivati ad ammettere anche le costituzioni di parte civile. Come quella della Regione Campania e delle Province di Salerno e di Caserta, dei Comuni di Sala Consilina, Sassano, Casalbuono, Monte San Giacomo, Teggiano, Polla, Santomenna, Castelnuovo di Conza, San Rufo, Sant’ Arsenio, San Pietro al Tanagro, Atena Lucana e Montecorvino Rovella. Faranno parte del processo anche il comitato cittadino di Pontebarizzo, il consorzio bonifica del Vallo di Diano e del Tanagro, la comunità montana del Tanagro, l’ associazione ambientalista Italia Nostra e l’ impresa individuale “Masseria Sparano” di Mario Codanti di Montecorvino Rovella. Alla scorsa udienza si erano già costituti parte civile il Codacons Campania, Legambiente, Federconsumatori e Coldiretti. Rigettate, invece, le richieste della federazione provinciale di Rifondazione comunista e dell’ Isde (International Society of Doctors per l’ ambiente). I Comuni parte civile coincidono con l’ elenco dei siti infestati dai rifiuti smaltiti che comincia con San Pietro al Tanagro (località Tempa Cardone), Teggiano (località Bucovecchio), Sant’ Arsenio (località Sanizzi), San Rufo (via Sorga), Montecorvino Rovella (località Serroni), Pontebarizzo e Capaccio. E poi sarebbe stato contaminato anche il fiume Sabato che attraversa la provincia di Avellino e quella di Benevento e di cui sarebbe stato alterato anche il corso. I rifiuti, infine, sarebbero stati sversati anche in provincia di Foggia. Nelle 180 mila tonnellate di rifiuti tossici sarebbero stati riscontrati anche materiali di vecchi impianti di depurazione mai smaltiti rispettando quelle che sono le direttive impartite dalle regole ambientali. In provincia di Salerno sarebbero state sversate, infatti, le sabbie provenienti dal depuratore di Napoli-Cuma e, per farlo, avrebbero falsificato anche i formulari e i documenti di accompagnamento. Nelle carte dell’ inchiesta avviata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere e poi trasferita a Salerno, dopo sette anni, per competenza territoriale, emergono anche fanghi tossici “abbandonati su centinaia di ettari di terreno siti all’ interno di numerose aziende agricole”. La prossima udienza, per la discussione, si terrà il 20 febbraio. Angela Cappetta RIPRODUZIONE RISERVATA

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