Ispezione sulla Costa Concordia «Il mare ha mangiato ogni cosa»
Cristina Rufini ISOLA DEL GIGLIO (Grosseto) ALCUNI MISTERI della Concordia rimarranno tali. Inghiottiti dalle tenebre di quella maledetta notte di gennaio. Troppi mesi sono trascorsi da quel 13 gennaio 2012 per pensare che il sopralluogo di ieri o quello di martedì possano raccontare un’ altra verità sul naufragio dell’ enorme nave da crociera. «Il mare ha distrutto tutto», la frase pronunciata dal procuratore capo Francesco Verusio appena sceso dal relitto racchiude il senso del sopralluogo che, comunque, è stato definito «opportuno» anche dallo stesso procuratore. «Non credo potrà aggiungere molto di più alle indagini – ha sottolineato Verusio – ma è stato importante visitare i luoghi di cui fino a oggi era stato scritto solo leggendo le carte». E ciò che non ha distrutto, il mare ha invaso. Una presenza pesante, che ha lasciato poco da poter portare via: due computer «ossidati». «La situazione sulla plancia è molto degradata – ha spiegato il capo del collegio peritale, l’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – i computer che abbiamo prelevato sono totalmente inutilizzabili, perché sono ossidati e alcuni erano sott’ acqua. Comunque li esamineremo, anche se ho poche speranze». Per gli avvocati di Francesco Schettino, Domenico e Francesco Pepe, la plancia è invece stata modificata: «Sono stati fatti dei lavori, lo scenario non è più quello originale – ha sottolineato Domenico Pepe -. C’ è stata una completa modifica dello stato dei luoghi. Effettuati da chi non aveva interesse a fare alcuni accertamenti». I sistemi informatici riguardavano il track pilot – pilota automatico, quello che se non disinserito, forse, avrebbe evitato l’ impatto – e un computer di rete. Non è stato trovato, invece, il Concordia Bridge, il sistema di mail interne che molte parte civili stanno chiedendo. «È un sistema di comunicazione che consente lo scambio via mail – ha spiegato l’ avvocato del Codacons, Giuliano Leuzzi – con l’ esterno, ma non ce n’ è traccia. Nemmeno i periti sanno spiegarsi dove possa essere finito». LO STESSO Leuzzi ha poi aggiunto che dando un’ occhiata agli ascensori, i quali saranno oggetto del prossimo sopralluogo, il 27 febbraio, «due sembrano essere rimasti bloccati ai ponti 7 e 9 – ha aggiunto -. In realtà in caso di emergenza dovrebbero scendere tutti al ponte 4, dove si trovano le scialuppe». La visita in quello che è stato definito un ambiente spettrale, dove la devastazione è tangibile a ogni passo, è durata più di cinque ore. A bordo sono rimasti sempre i tre giudici, i periti e il cancelliere – per i quali gli operai a bordo hanno preparato anche un pranzo – mentre avvocati e consulenti si sono alternati a gruppi. Il comandante Schettino, invece, aspetta ancora la visita al ponte zero, ora sommerso, alle porte stagne: «Solo in questo caso – ha detto ieri – potremo capire il perché della progressione dell’ allagamento». Negata invece l’ ispezione nella cabina, in realtà distrutta, del comandante. Ispezione che alcuni legali hanno chiesto per «cercare documenti».
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