24 Gennaio 2014

Concordia, giudici a bordo sequestrati due computer

Concordia, giudici a bordo sequestrati due computer

LA PERIZIA dal nostro inviato ISOLA DEL GIGLIO Piove sull’ isola del Giglio e il mare che la circonda è agitato e cupo. È il giorno del sopralluogo: trenta tra giudici, pm, periti e avvocati, stanno per salire su quel che rimane della Costa Concordia. Devono perlustrare la plancia di comando per un supplemento di perizia richiesto da alcuni legali di parte civile. Si cercano altre verità, nuovi elementi, ma il senso di quello che fanno, purtroppo, è nelle parole del procuratore di Grosseto, Francesco Verusio: «Il mare si è mangiato tutto – dice – questa perizia non aggiungerà niente di più. Certo, l’ impatto emotivo è forte, è come rivivere l’ orrore di quelle ore». IL SOPRALLUOGO L’ operazione ha inizio intorno alle dieci del mattino, i partecipanti sono divisi in quattro gruppi, il primo è quello che porta a bordo la Corte e i consulenti. A seguire, tutti gli altri. La nave e i suoi squarci emoziona e addolora. I ?visitatori? salgono su una scala di fortuna fino al ponte 9, raggiungono le piscine all’ undicesimo piano, e ritornano verso la plancia, al ponte 8. È un percorso di sicurezza che ogni giorno serve a chi continua a lavorare sul relitto. Ma permette di capire cosa è successo realmente. Muschio, mobili accatastati, valigie accartocciate, ruggine, ovunque la distruzione. Quando si arriva alla plancia la sensazione non cambia. Per un anno e mezzo una parte è rimasta sommersa nell’ acqua, il resto ha subito l’ aggressione del mare. Però c’ è ancora tutto in quella sala: strumenti, piano per il carteggio. I periti individuano due computer e li portano via. C’ è anche il track pilot, ovvero una sorta di database che contiene anche le informazioni del pilota automatico. La Concordia ha navigato fino a tre miglia dal Giglio affidandosi a quello strumento, con la rotta impostata preventivamente. Oggi, dopo 32 morti e tutto quello che è successo, la certezza è che se non ci fosse stata la mano dell’ uomo, ma solo quella del computer, la tragedia forse non sarebbe successa. «Questo giro andava comunque fatto – ammettono il procuratore Verusio e il sostituto Leopizza – Bisognava vedere i luoghi, aiuta a capire meglio». Aiuta certamente a capire che se solo uno degli ufficiali presenti sulla plancia, nei minuti che hanno preceduto l’ inchino all’ isola, avesse guardato fuori, o si fosse soffermato con più attenzione sulla navigazione, il disastro sarebbe stato evitato. «Sono stati fatti dei lavori e lo scenario non è più quello che era prima», ha dichiarato l’ avvocato di Schettino, Domenico Pepe, secondo il quale, peraltro in plancia manca la leva per dare l’ allarme fuoco o falla. I REPERTI PRELEVATI Ma cosa si potrebbe trovare nei computer prelevati? Secondo gli avvocati di parte civile, «le e-mail scambiate dalla nave con l’ esterno», oppure «i registri di manutenzione» per vedere se i controlli periodici venissero fatti regolarmente. Per il Codacons, poi, non si trova il sistema di comunicazione che consente lo scambio della posta elettronica: «Non ce n’ è traccia». E Schettino prova ad aprire un nuovo fronte di accertamenti. Ieri non ha potuto essere presente, perché non è stato ammesso al sopralluogo. Ma commenta: «Dopo l’ ispezione del ponte delle paratie stagne, ovvero il ponte zero, (che si svolgerà il 27 febbraio) e delle porte stagne, si capirà esattamente perché c’ è stata una progressione così rapida degli allagamenti dei locali non interessati dall’ urto». Cristiana Mangani © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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