15 Gennaio 2014

Debito massimo e prezzi minimi Saccomanni: «L’ agenda non cambia»

Debito massimo e prezzi minimi Saccomanni: «L’ agenda non cambia»

Elena Comelli MILANO CROLLA l’ inflazione ai minimi dal 2009, vola il debito pubblico. Ma il ministro dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni, non si perde d’ animo. Anzi. Ci sono «timidi segnali di ripresa dopo un lungo periodo di consolidamento del debito» che vanno sostenuti con politiche «per la crescita e l’ occupazione», ha detto, sottolineando l’ importanza del presidente della Bce, Mario Draghi: «È come un direttore d’ orchestra e scandisce il ritmo della ripresa». Quanto alla nuova agenda di governo, secondo Saccomanni «non cambia», perché quella che c’ è «è bella chiara». I SEGNALI dall’ economia, però, non sono tanto rassicuranti. L’ inflazione è ai minimi dal 2009: il tasso dei prezzi al consumo del 2013 in Italia si è attestato all’ 1,2%, in calo dal 3% del 2012. Ma con i dati definitivi di dicembre, l’ Istat certifica un calo ulteriore, allo 0,7% su base annua, il dato più basso degli ultimi quattro anni. Su base mensile, ‘incremento è dello 0,2%: si tratta del primo dato in crescita dopo tre cali consecutivi. Anche dalla Banca d’ Italia non arrivano dati confortanti: a novembre il debito pubblico ha segnato un nuovo record, raggiungendo i 2.104,1 miliardi. Le entrate tributarie sono invece in calo: -0,5% nei primi 11 mesi dell’ anno. Quanto ai prezzi, a determinare l’ andamento del costo della vita, spiega l’ Istat, sono principalmente l’ accelerazione della crescita tendenziale dei prezzi degli alimentari non lavorati, la frenata della flessione di quelli dei beni energetici e il rallentamento della dinamica su base annua dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti. Il contributo inflazionistico dei primi due fattori (al netto dei quali l’«inflazione di fondo» scende allo 0,9% dall’ 1,2% di novembre) viene quindi compensato dal terzo. LA NETTA decelerazione dell’ inflazione nel 2013 «dipende da un crollo dei consumi senza precedenti, che ha riguardato anche beni di prima necessità come gli alimentari», denuncia il Codacons, che insieme a Federconsumatori e Adusbef si lamenta delle «pesanti ricadute per i cittadini, pari a 355 euro annui a famiglia». Le associazioni consumatori non sembrano invece preoccupate dalla minaccia della deflazione, segnalata dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, secondo cui «nell’ area Euro emergono rischi di deflazione e di un prolungato periodo di bassa attività economica».

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