15 Gennaio 2014

Crolla l’ inflazione, ai minimi dal 2009

Crolla l’ inflazione, ai minimi dal 2009

Vindice Lecis ROMA Consumi a livelli di sussistenza, calo degli acquisti di generi alimentari, inflazione ai minimi dal 2009. Il tasso dei prezzi al consumo, certificato dall’ Istat, si è attestato all’ 1,2 nel 2013, in calo dal 3% del 2013. A dicembre l’ inflazione resta stabile allo 0,7% su base annua, il dato più basso degli ultimi quattro anni. Brutte notizie anche sul fronte del debito pubblico che, comunica la Banca d’ Italia, ha raggiunto un nuovo record: 2104 ,1 miliardi. Le entrate tributarie sono in calo con un -0,5% nei primi mesi dell’ anno. La dinamica dei prezzi, spiega l’ Istituto di statistica, «risente gli effetti della debolezza delle pressioni dal lato dei costi, in particolare energetici, e quelli dell’ intesa e prolungata contrazione della spesa per consumi e famiglie». Una situazione difficile e, tuttavia, l’ aumento dell’ aliquota ordinaria dell’ Iva di ottobre «ha esercitato sull’ inflazione un effetto parziale e modesto». Vale a dire che non è dunque la causa. I prezzi dei prodotti hanno segnato rallentamenti in tutti i comparti. I maggiori aumenti dei prezzi invece riguardano istruzione (+2,6%), alimentari e bevande analcoliche (+2,4%) e abitazione, acqua, elettricità 8+2%) che rappresentano la metà del tasso d’ inflazione annuo. Marcati rallentamenti per bevande alcoliche e tabacchi (+1,5%) e abbigliamento e calzature (+0,8%). Si tratta di dati che smentiscono un facile ottimismo sulla ripresa e sulla fiducia dei cittadini e delle imprese. Lo confermano le associazioni dei consumatori e le organizzazioni sindacali e professionali pur con diverse letture. Secondo Confcommercio «la persistenza dell’ inflazione su tassi contenuti e il deciso ridimensionamento registrato nella media 2013 sono dati positivi che possono favorire un recupero del potere d’ acquisto e l’ aumento della fiducia. Ma sono dati al tempo stesso insufficienti a stimolare una domanda che da tre anni registra una continua diminuzione». La decelerazione dell’ inflazione «dipende dal crollo dei consumi senza precedenti che ha riguardato anche i beni di prima necessità, come gli alimentari» denuncia il Codacons. Federconsumatori e Adusbef sostengono che l’ inflazione è «ancora sottostimata» e comunque «riporta pesanti ricadute per i cittadini, pari a 355 euro annui a famiglia». Per Confesercenti il dato è «preoccupante» perché «un tasso di crescita così basso indica una situazione di difficoltà e di mancanza di fiducia nell’ arrivo della ripresa». Anche per la Cia, Confederazione italiana agricoltori, la frenata dell’ inflazione nel 2013 è direttamente collegata al crollo dei consumi delle famiglie che hanno dato la priorità alle spese obbligate tasse, casa e utenze. La conseguenza è stata «dover tagliare su tutto: solo per il cibo c’ è stata una riduzione della spesa del 4% circa, che vuol dire circa 2,5 miliardi di euro in meno per acquistare alimentari e bevande». Pur di risparmiare, aggiunge la Cia, il 65% delle famiglie compara i prezzi con molta più attenzione; il 53% gira più negozi alla costante ricerca di sconti, promozioni e offerte speciali; il 42% privilegia i «formati convenienza»; il 32% abbandona i grandi brand per marchi sconosciuti e, infine, il 24% ricomincia a cucinare con gli avanzi. Di situazione di «debolezza» della nostra economia parla la Cisl ritenendo che l’ effetto sull’ inflazione «è dovuto principalmente alla caduta dei consumi e non all’ aumento dell’ aliquota Iva ordinaria». Ieri è stato anche diffuso il dato del debito pubblico che vola a un nuovo record a novembre sforando per la prima volta quota 2.100 miliardi, con un fabbisogno in rialzo anche per gli aiuti ai Paesi in salvataggio dell’ Eurozona. Sottolinea Nomisma che la traiettoria del debito è sostanzialmente in linea con le stime contenute nel Def del governo. Nel supplemento di Finanza pubblica della Banca d’ Italia si certifica un debito salito di 18,7 miliardi nel mese di novembre. Secondo l’ Adusbef la «disastrosa» gestione del governo ha aggravato il debito «al ritmo di 9 miliardi di euro al mese facendo peggio di Monti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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