Per la prima volta i periti sul relitto della Concordia
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fonte:
- Gazzetta del Sud
GROSSETO. Una data per la Costa Concordia: il 23 gennaio i periti del tribunale, e i consulenti delle parti, compresi quelli di Francesco Schettino, saliranno a bordo. Sarà la prima volta dall’ inizio dell’ inchiesta che persone estranee ai soccorsi, alla polizia giudiziaria e alle operazioni di rimozione, vanno sul relitto. Ma ora è possibile perché da settembre la nave è raddrizzata col “parbuckling” per cui almeno dal ponte 7 in su, cioè fino al ponte 11, l’ ultimo in alto, è tutto all’ asciutto. Così i giudici del processo a Schettino, per il quale tra l’ altro il3 febbraio la Corte di Cassazione discuterà quale sia il foro in cui accertare la legittimità del suo licenziamento, hanno potuto accogliere la richiesta di alcune parti, in primis il Codacons, di fare alcune verifiche direttamente sul relitto. I giudici, presidente Giovanni Puliatti, hanno stilato i quesiti cui dovrà essere data risposta. Ieri, con una riunione al tribunale di Grosseto, a porte chiuse, avviata dal giudice Marco Mezzaluna e proseguita poi dal coordinatore dei periti, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, si sono decise date e modalità ispettive. La nuova attività andrà a integrare la maxi-perizia del 2012 che si basò su “scatola nera”, documenti e certificati tecnici, ma non su sopralluoghi diretti, dentro la nave. Quindi, il 23 gennaio saranno ispezionati plancia di comando e ascensori. Nel ponte di comando, da dove Schettino e i suoi ospiti assistettero con gli ufficiali al disastro della manovra ravvicinata al Giglio, si cercheranno apparecchiature, computer e server della “consolle” centrale utili a dare altre prove. Riguardo agli ascensori, l’ incarico è verificare se essi si fermarono al piano – come deve succedere nell’ emergenza di un black out per favorire l’ uscita di chi c’ è sopra – o se invece rimasero a mezza corsa; inoltre, se le porte degli stessi risultino aper C’ è anche una seconda data già fissata: il 27 febbraio. È il giorno dedicato alla verifica al generatore diesel d’ emergenza. «Perché non funzionò?», è stato chiesto più volte finora ai testimoni durante il processo. Questo apparato avrebbe dovuto garantire, in pieno naufragio, l’ autonomia energetica necessaria ad agevolare alcune funzioni decisive tra cui lo sbracciamento delle scialuppe per evacuare i passeggeri, che invece fu fatto manualmente e con difficoltà dall’ equipaggio, per di più con la nave che si inclinava. Il generatore è al ponte 11, all’ asciutto, e se serve sarà anche smontato, sul posto, da meccanici per capire che guasto ci fu: un aspetto che ha suggerito di far scivolare la data più in là nel tempo. Niente da fare, invece, per le porte stagne: sono sott’ acqua. E il ponte 0, quello con la centrale macchine, anch’ esso sott’ acqua, lo si indagherà – va saputo se era a tenuta stagna secondo normativa o no – tramite documenti. Alla fine di tutto i periti del tribunale stileranno una relazione cui sarà allegato un video girato “live”: materiali che finiranno agli atti del processo in corso.
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