Il governo decide l’ aumento della Tasi, ma ai sindaci non basta
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fonte:
- Il Tempo
da iltempo.com
Il governo ha provato ad accontentare i Comuni, ma i sindaci ancora non sono contenti. Dopo un braccio di ferro durato settimane, decisioni annunciate e poi ritirate, e un balletto di cifre che hanno oscillato per giorni, ieri Palazzo Chigi ha fatto sapere di aver preso la decisione definitiva sull’ aumento delle aliquote Tasi, la componente sui servizi indivisibili municipali della nuova Iuc. “Ai Comuni sarà concessa per il 2014, esclusivamente allo scopo di deliberare a favore delle famiglie e dei ceti più deboli ulteriori detrazioni rispetto a quelle già previste dalla legge di stabilità, la possibilità di decidere un incremento delle aliquote al di sopra dei massimi attualmente consentiti. Tale incremento – si legge nella nota diffusa ieri – sarà compreso tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille complessivo e i Comuni saranno liberi di decidere come ripartirlo tra le diverse basi imponibili”. Un via di compromesso dunque, tra lo 0,5 per mille su cui si erano concentrati gli ultimi sforzi e l’ 1 per mille richiesto dai sindaci. Che ancora insistono. Perché l’ aliquota massima del 2,5 per mille sulla prima casa potrà salire fino a un massimo del 3,3 per mille e quella sulle seconde case e altri immobili potrà arrivare fino all’ 11,4 per mille. Secondo il governo questo non comporterà alcun aumento della pressione fiscale”, perché la facoltà di innalzare l’ aliquota standard concessa ai Comuni dovrà servire solo per i bonus alle famiglie con difficoltà economiche,col lo scopo di rendere la tassa meno iniqua. L’ Anci, tuttavia, “manifesta allarme e preoccupazione per il fatto che in nessun modo trova soluzione il minore gettito che deriva ai Comuni dall’ adozione del nuovo tributo. L’ incidenza di tale minor gettito è tanto più preoccupante a fronte dell’ obbligo di legge di approvare i bilanci comunali entro il 28 febbraio prossimo, termine che non può essere dilazionato visto che l’ imminente scadenza elettorale di maggio obbligherà la stragrande maggioranza di Comuni ad esaurire la propria attività deliberativa entro febbraio. L’ Anci ha perciò richiesto al Governo – e la stessa sollecitazione è rivolta al Parlamento – che, senza gravare sui contribuenti, si adottino entro il mese di gennaio le misure necessarie a garantire ai Comuni le risorse compensative il minore gettito. I rappresentanti del Governo – riconoscendo la fondatezza della richiesta dell’ Anci – hanno assunto l’ impegno ad aprire immediatamente un confronto per individuare proposte risolutive di tale problema”. Lo si legge nella nota diffusa oggi dall’ associazione dei Comuni italiani dopo l’ incontro di stamattina tra una delegazione guidata dal presidente, Piero Fassino, e il governo, rappresentato dal ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Graziano Delrio, e dal sottosegretario all’ Economia Pier Paolo Baretta. Il ministro dell’ Economia Saccomanni ha insistito però sul fatto che “non ci sarà alcun aumento delle tasse sulla casa”, ribadendo al contempo la necessità di pagare il conguaglio della mini-Imu in scadenza il 24 gennaio. Ma sul fatto che la tassazione non aumenterà non è affatto d’ accordo il Codacons. “In assenza di detrazioni, anche senza innalzare ulteriormente l’ aliquota della Tasi dal 2,5 al 3,3 per mille, a pagare di più saranno le famiglie meno agiate, quelle che abitano in una casa con minore rendita catastale e quelle numerose, con più figli”, stima l’ associazione dei consumatori. “il Governo, demandando tutta la scelta delle detrazioni ai comuni, in nome di un presunto federalismo, non solo non è in grado di mantenere la promessa fatta agli italiani che non si sarebbe pagato di più con la Tasi, ma rischia di penalizzare le famiglie con case di minor valore e, quindi, si presume, meno ricche”.
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