“La pressione fiscale insostenibile mette a rischio la stagione dei saldi”
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fonte:
- La Stampa
Altro che ripresa! Per il centro studi di Confcommercio, d’ altra parte, l’ unica crescita in vista è quella della pressione fiscale. Letteralmente schizzata nel 2013 al 44,3%, nuovo record storico assoluto per il Paese. E anche per il nuovo anno appena iniziato, le previsioni non promettono niente di buono: resterà stabile, sopra il 44,2%. Perché nel 2014 «la riduzione della pressione fiscale è soltanto illusoria». D’ altra parte «le previsioni governative parlano di centesimi di punto percentuale». E il rischio che l’ impatto negativo sui consumi, in continua flessione, si protragga anche nei prossimi mesi è più che fondato.Relazione inversamente proporzionale che non ha risparmiato neppure i saldi, iniziati solo da pochi giorni e che pure si preannunciano già come un flop. Al punto che non saranno nemmeno sufficienti a recuperare il calo registrato nel periodo natalizio. Previsione certificata dall’ Adusbef, secondo cui, negli ultimi cinque anni, il budget degli italiani destinato agli acquisti scontati è più che dimezzato, scendendo dai 450 euro (dati Confcommercio) per famiglia del 2009 agli attuali 200 con una flessione del 55,5%. Insomma, un andamento delle vendite disastroso, come sottolinea il Codacons, ricordando la contrazione record del 30% del volume d’ affari registrata al termine degli sconti invernali dell’ anno scorso. «A pochi giorni dall’ avvio dei saldi – spiega il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Renzi – le vendite non sono decollate, nonostante la buona affluenza di cittadini lungo le strade dello shopping, e stimiamo una contrazione media degli acquisti del 12,5% rispetto allo scorso anno». Scenario che va dipingendosi intorno all’ allarmante fotografia scattata da Confcommercio, che pure prova a scrivere la sua ricetta per la crescita: «Più coraggio e più incisività nei tagli alla spesa pubblica e, soprattutto, politiche fiscali dal lato dell’ offerta, a cominciare da una incisiva riduzione degli oneri fiscali che gravano sui fattori produttivi, primo fra tutti il lavoro». Insomma, la riduzione del carico fiscale come obiettivo prioritario e irrinunciabile dell’ azione di governo nel prossimo futuro. Non serve «spostare o rimodulare», ma ridurre «in modo certo, progressivo e sostenibile» la pressione su lavoratori, imprese, pensionati. E all’ appello, nella girandola di numeri e polemiche, non poteva certo mancare neppure il capitolo relativo all’ Imu. Una vera e propria «presa in giro per cittadini e imprese», fanno sapere dall’ Ance. Nessun risparmio in vista è il senso delle stime elaborate dall’ associazione dei costruttori, considerato che il gettito fiscale complessivo derivante dalla nuova tassazione sulla casa sarà di circa 23,7 miliardi, esattamente in linea con quello generato dall’ Imu nel 2012. Insomma, punto e a capo. Con l’ aggravante, spiega l’ Ance con una nota, che per la seconda casa si profilano rincari dell’ 11%. «Facciamo appello al governo perché eviti una nuova clamorosa stangata sulla casa – chiede il presidente, Paolo Buzzetti -. Le abitazioni in Italia sono tassate più che nel resto d’ Europa e per le seconde case si tratta di un appesantimento fiscale inaccettabile». Un modo per dire no ad ogni ipotesi di ulteriore aumento della Tasi. «Questo infinito balletto di sigle (Ici, Imu, Iuc e Tasi) e cifre ha bloccato una ripresina del mercato immobiliare che aveva fatto capolino dopo l’ estate danneggiando cittadini e imprese – incalza il numero uno dell’ Ance -. Sono sette anni che si discute di come tassare le abitazioni». E per Buzzetti urge un’ alternativa «per evitare un’ ennesima ingiustizia».
antonio pitoni
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