4 Gennaio 2014

Ma c’ è il pericolo deflazione e il credito bancario resta al palo

Ma c’ è il pericolo deflazione e il credito bancario resta al palo

LUISA GRIONROMA – Due cifre, una che a prima vista potrebbe sembrare buona, l’ altra che non è tale neanche nell’ apparenza, potrebbero rovinare la festa per lo spread sotto quota 200. La prima viene dall’ inflazione, stimata ormai allo 0,7 per cento; l’ altra arriva dalla Bce che dà l’ allarme sul persistere di una stretta creditizia che attanaglia l’ intera Europa, ma in particolar modo l’ Italia. L’ aumento del costo della vita, più che rallentare, rotola. Per dicembre l’ Istat ha stimato un’ inflazione allo 0,7 per cento rispetto allo stesso mese di un anno prima, quota che porterebbe il tasso medio per l’ intero 2013 all’ 1,2 per cento. Sarebbe il dato più basso dal 2009, ma soprattutto il numero risulterebbe più che dimezzato rispetto al 2012, quando il tasso dell’ intero anno si fermò al 3 per cento. La tendenza è decisa, anche se si nota di meno guardando al cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero tenendo in considerazione solo i prodotti a più alta frequenza d’ acquisto (qui il tasso, dicembre 2013 su dicembre 2012, è all’ 1,3 per cento). Ma non è una buona tendenza perchécontiene in sé il pericolo deflazione, fenomeno che si realizza quando consumatori e aziende frenano la spesa in attesa di ulteriori ribassi. Dietro ad un costo della vita molto basso si nasconde infatti un deficit della domanda interna e dei consumi. E se la domanda non c’ è, la ripresa non partirà facilmente. Al di là dello spread. Per le associazioni dei consumatori ci sono pochi dubbi: la frenata dell’ inflazione nel 2013 (verdura e energia a parte) è legata alla crisi economica. Secondo i calcoli del Codacons, un aumento dei prezzi medio dell’ 1,2 per cento, per famiglia di tre persone, vale comunque 419 euro dispesa in più all’ anno. Il costo della vita, secondo queste stime, è aumentato di 257 euro per un single, 345 euro per una famiglia di due persone, 462 per una di quattro componenti. Una «tassa invisibile», avvertono i consumatori, che va ad aggiungersi a quelle visibili e che, per un single, risulta superiore al beneficio massimo che si otterrà in busta paga con la riduzione del cuneo fiscale (previsti circa 225 euro) o con l’ eliminazione dell’ Imu sulla prima casa, (il versamento medio è stato pari a 225 euro). Federconsumatori e Adusbef sono per altro convinti che i dati Istat sono «fortemente sottostimati» e chiedono piuttosto «un piano dirilancio per l’ occupazione e la crescita». Quanto alla stretta creditizia, i dati forniti dalla Bce lasciano pochi dubbi: i prestiti bancari alle famiglie e alle imprese continuano a calare, in Italia più che altrove. Un cattivo segnale per chi attende la riscossa dell’ economia. Secondo la Banca centrale a novembre i prestiti al settore privato sono scesi, nell’ Eurozona, del 2,3 per cento rispetto al meno 2,2 di ottobre. Ma da noi la caduta è ben più evidente: le aziende italiane hanno visto contrarsi del 5,9 per cento (su base annua) il credito loro concesso dalle banche. Un calo mai registrato nelle serie storiche decennali disponibili: il trend indica un peggioramento nella seconda metà dell’ anno passato, con un meno 4,9 per cento ad ottobre rispetto al meno 4,1 di giugno (peggio di noi fa la Spagna, con una caduta del 13,5 per cento). Anche l’ Abi, l’ associazione bancaria, parla di una minore richiesta di prestiti, ma fa notare che i crediti divenuti inesigibili viaggiano a livelli record. A meno di un’ inversione di tendenza strutturale, per il 2014, si aspetta un aumento delle sofferenze bancarie del 13 per cento.© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this