30 Dicembre 2013

Saldi invernali, previsioni nere spesa media inferiore a 200 euro

Saldi invernali, previsioni nere spesa media inferiore a 200 euro

Il 2013, l’ anno dei saldi. In tutti i settori, dall’ abbigliamento e calzature ai casalinghi, agli articoli di profumeria ed elettronica. E ora che i saldi invernali (al via il 2 gennaio) sono alle porte, nessuno se ne cura. Effetto di una vendita sottocosto prolungata che vanifica questa nuova fase di sconti. Il commercio aretuseo, che da tempo naviga in un mare tempestoso, ha bombardato la clientela già da ottobre con sms, e-mail, volantini pubblicitari e spot vari; senza per questo sortire l’ effetto sperato. E dunque ancora previsioni nere sul fronte dei consumi. In base alle stime del Codacons i saldi faranno segnare numeri negativi. «Allo stato attuale – spiega l’ associazione – solo il 35% delle famiglie prevede di fare qualche acquisto durante gli sconti (contro il 40% dei saldi invernali 2013). Le vendite in regime di saldi segneranno una riduzione media del 20% rispetto ai precedenti saldi invernali e la spesa media delle famiglie durante gli sconti non supererà quota 200 euro». I commercianti tenteranno ora il tutto per tutto con una percentuale di sconto, praticata già da alcuni giorni, che si attesta sul 50% in quasi tutti i negozi di abbigliamento e calzature. Le famiglie, però, anche in questo caso, riducono lqa spesa da dedicare agli acquisti sottocosto; con una cifra appunto, che non supererà le 200 euro. La priorità va comunque ai piccoli le cui taglie variano con grande rapidità di stagione in stagione non consentendo, quindi, il riutilizzo dei capi dell’ annata precedente. Il budget viene, infatti, così ripartito: 40% per la famiglia e 60% per i figli. Maria Ripoli, spiega le sue rinunce al superfluo: «I saldi sono allettanti ma non si aspettano con lo stesso fervore di una volta. Le possibilità di spesa sono ormai minime e con i saldi, se qualcosa si acquista, si punta al necessario. Insomma, niente sfizi». E per gli amanti delle griffe, l’ occasione da cogliere al volo è rappresentata dagli outlet. «Con mio marito preferiamo andare fuori città anche a costo di macinare qualche chilometro in più – aggiunge Roberta Cassisi – per trovare qualità e convenienza. Ci rendiamo conto che così facendo non contribuiamo a portare benessere all’ economia locale; ma il risparmio è notevole, peccato che Siracusa non abbia saputo realizzare qualcosa di simile come nelle province di Ragusa, Enna e Catania». Unico settore merceologico dove è stato constatato un moderato aumento delle vendite sembra, al momento, essere quello legato all’ abbigliamento per l’ infanzia. Kristian Galioto, intenzionato a mettere al primo posto le esigenze della sua bambina, sottolinea proprio questo aspetto: «Ho una bimba di otto mesi che cresce a vista d’ occhio e necessita di un continuo e totale rinnovo del guardaroba. Abbiamo deciso quindi di darle priorità acquistando anche qualcosa per il prossimo inverno così da non doverla poi comprare a prezzo intero». Ma la vendita sottocosto così prolungata, come hanno riferito i commercianti aretusei, se è diventata un espediente necessario per smaltire la merce, nasconde anche pericolosissime insidie. «In alcuni casi le promozioni sono indispensabili ma andrebbero comunque circoscritte – dice Dario Ferla, commerciante del settore abbigliamento – perché vendere sottocosto limita i margini di guadagno, rappresentando una mina per la sopravvivenza dell’ attività commerciale. Lo scorso anno tanti negozi che hanno adottato questa politica si sono trovati costretti a chiudere i battenti».

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