Inchiesta Ciapi, Sparma patteggia 18 mesi
-
fonte:
- Giornale di Sicilia
Accusato di corruzione, l’ ex titolare del Territorio ha ammesso di avere agevolato il manager a incassare i cinque milioni destinati al progetto europeo in cambio di soldi. …Patteggia Gianmaria Sparma, ottiene la sospensione della pena e una condanna a un anno e sei mesi, relativamente mite, dopo le sue ammissioni sul «sistema Giacchetto». E l’ atteggiamento collaborativo dell’ ex assessore regionale al Territorio è l’ arma – una delle tante -sulla quale la Procura punterà nel processo che potrebbe essere fissato, nei prossimi giorni, contro lo stesso manager della comunicazione, Faustino Giacchetto, e altre cinque persone. La settima, l’ ex presidente del Ciapi Francesco Riggio, è stata infatti stralciata per un difetto di notifica. Un altro colpo a sorpresa dell’ accusa è la deposizione che il segretario generale della Regione ha voluto rendere spontaneamente: Patrizia Monterosso punta il dito contro Rino Lo Nigro e i suoi metodi spicci, i suoi tentativi di imporre il Ciapi per lo svolgimento dei progetti europei legati alla formazione. Milioni e milioni da spendere, senza gare e con l’ affidamento diretto. Il tutto in un clima di pressioni, in cui Giacchetto veniva scambiato dal più alto burocrate dell’ amministrazione di Palazzo d’ Orleans per un «collaboratore dell’ Agenzia per l’ impiego». La teste parla anche di «strani» viaggi a Buenos Aires, dove c’ è una sede dell’ ente, ma i partecipanti alle trasferte «commentavano favorevolmente solo la riuscita dell’ organizzazione di cene, pranzi e serate in discoteca, senza mai fare riferimento ad attività istituzionali-progettuali». L’ ex assessore ed ex dirigente del Territorio diede una mano a Giacchetto per portare avanti le attività di comunicazione istituzionale (per 5 milioni) legate al progetto Coorap. Accusato di corruzione, l’ ex esponente finiano ha ammesso di avere agevolato il manager in cambio delle «utilità» contestategli dai pm Alessandro Picchi, Sergio Demontis, Pierangelo Padova, Maurizio Agnello e Gaetano Paci: fra l’ altro intascò cinquemila euro in contanti, ebbe la disponibilità di un appartamento, ottenne un abbonamento Sky e persino il pagamento delle spese dell’ idraulico. Il patteggiamento è stato avallato dal Gip Fernando Sestito, mentre, sempre ieri, il Gup Guglielmo Nicastro ha avviato l’ udienza preliminare contro Giacchetto (ancor oggi ai domiciliari), la moglie Concetta Argento, la segretaria Stefania Scaduto, l’ altro ex assessore regionale al Territorio Luigi Gentile e l’ ex direttore dell’ Agenzia per l’ impiego, Rino Lo Nigro. Ammesse come parti civili Regione e Codacons. Tirata in ballo in estate, da Sparma, per un viaggio a Taormina che Giacchetto avrebbe offerto a lei e ad altri, Patrizia Monterosso, 46 anni, aveva smentito («Ha pagato mio marito»), ma nel verbale non parla di questo episodio. «Nel settembre 2008 – dice la teste – dopo essermi insediata come dirigente generale del dipartimento Formazione professionale, conobbi Lo Nigro», che le propose la prosecuzione e l’ erogazione di fondi per un progetto formativo del personale del 118. «Io dissi di no, perché devo ammettere che, da subito, non vidi di buon occhio l’ istituto dell’ affidamento “in house”, che consentiva al Ciapi di ottenere contributi pubblici direttamente, vale a dire senza l’ indizione di bandi e gare». Cosa avvenuta fino a quel momento. Giacchetto e Riggio, scambiati per collaboratori dell’ Agenzia, «parteciparono a riunioni tenutesi per la definizione del nuovo programma operativo». I diretti interessati decisero cioè le regole che consentivano al Ciapi di ottenerei finanziamenti. Il primo incidente nel 2009: dopo la pubblicazione di un bando per l’ apprendistato, Lo Nigro le telefonò e, «urlando, mi disse che avrei dovuto parlarne prima con lui». L’ attuale segretario generale conferma la propria avversione al sistema «in house» e allora, «dato il mio scetticismo», da lei va Giacchetto. Le offre «delucidazioni», la invita a una riunione nei suoi locali di via Ruggero Settimo: la Monterosso dice chele «si presentò come collaboratore del Ciapi», invece era il titolare delle agenzie di comunicazione che prendevano soldi dall’ ente. Poi si passa ai progetti finanziati dal dipartimento della Famiglia, Salis e Open, da lei e dal suo staff ritenuti illegittimi. È a questo punto che l’ assessore Francesco Scoma, indagato per corruzione nel Ciapigate, mi mandò «due missive con cui criticava il mio rifiuto, dicendo che stavo invadendola sfera delle decisioni dell’ organo politico». Lei però ebbe un parere favorevole dalla commissione europea e ottenne la revoca dei due progetti. L’ assessore alla Formazione, Carmelo Incardona (pure lui indagato), «si pronunciò afavore dell’ Agenzia per l’ impiego. Mi consideravo ancora più sola e meno tutelata. Rimasi sempre fuori dal giro di interessi, politici e non, che ruotavano attorno al Ciapi». E a questo proposito cita il viaggio a Baires di Scoma, Gentile, Lo Nigro, dei dirigenti generaliAlessandra Russo e Maria Letizia Di Liberti. Invitata, lei non andò: e chi ci andava non parlava poi certo di lavoro. Ieri non abbiamo avuto le repliche dei partecipanti al viaggio.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
-
Tags: Ciapi, formazione, Gianmaria Sparma
