5 Dicembre 2013

Tassi truccati, maximulta a sei banche

Tassi truccati, maximulta a sei banche

Sei schiaffoni alle grandi banche mondiali. Schiaffoni che fanno male perché valgono, complessivamente, 1,7 miliardi di euro. Stiamo parlando delle multe sbattute in faccia dalla Commissione europea contro ai colossi finanziari internazionali che truccavano i tassi di interesse. Alterando l’ andamento del mercato dei prestiti, con enormi danni per i consumatori. Ecco perché la decisione presa ieri dall’ Antitrust Ue chiude solo una parte della vicenda, accertando definitivamente la responsabilità di Royal Bank of Scotland Deutsche Bank, Jp Morgan, Société Générale, Rp Martin, Citigroup. La stangata introduce pure una sorta di «fase due», spalancando le porte a una raffica di ricorsi da parte di tutte le famiglie e le imprese che in questi anni, in Europa, hanno sottoscritto mutui e finanziamenti a tasso variabile. Quelle forme di credito, cioè, legate all’ indice Euribor sistematicamente taroccato dal «cartello» fermato dalla Ue. Nel mirino anche gli indici Libor e Tibor, tutti utili alla formazione di tassi e coefficienti interbancari usati per determinare gli interessi da applicare alla clientela finale. Un super accordo segreto, quello scoperto e sanzionato dagli sceriffi della Concorrenza europea, formato da banchieri americani, Citigroup (70 milioni) e Jp Morgan (80 milioni); francesi, SocGen (445 milioni); tedeschi, Deutsche Bank (725 milioni); britannici, Rbs (391 milioni) e Rp Martin (247mila euro). Sono state «graziate» la britannica Barclays (rischiava 690 milioni) e la svizzera Ubs (ha evitato di pagare 2,5 miliardi). Che avevano denunciato l’ esistenza dei cartelli, beneficiando dell’ immunità e dell’ azzeramento delle sanzioni. Barclays ha cantato a Bruxelles le informazioni in suo possesso sul cartello chiamato «Eird» relativo agli indici di riferimento in euro (Euribor) in cui erano coinvolti anche Deutsche Bank, Société Générale e Rbs. Ubs, invece, ha rivelato all’ Antitrust Ue i segreti dei 7 cartelli ribattezzati «Yird» con Deutsche Bank, Rbs, Jp Morgan, Citigroup e Rp Martin, dove la moneta di riferimento degli indici (Libor e Tibor) è lo yen giapponese. Al netto degli sconti, Bruxelles intascherà in totale 1,7 miliardi e quei soldi, secondo il Codacons, «vanno ridati ai consumatori che in questi anni hanno sottoscritto mutui a tasso variabile e che hanno pagato alle banche più del dovuto proprio per colpa di queste illegali manipolazione dei tassi interbancari». L’ associazione dei consumatori ha chiesto alla Commissione europea di andare in questa direzione, altrimenti «agirà legalmente in ogni sede per far ottenere il dovuto ai mutuatari italiani, a esempio costituendosi parte civile negli eventuali procedimenti penali, come quello della Procura di Trani, o attraverso una mega azione collettiva». La class action potrebbe coinvolgere, in teoria, anche le banche italiane che hanno inserito nei contratti di mutui quei tassi che erano alterati. In ogni caso, non un’ operazione assai complicata che potrebbe giocarsi nelle pieghe di leggi e regolamenti che spesso favoriscono il più forte. Sulla destinazione delle multe, Bruxelles non ha fatto sapere nulla. Calcolatrice alla mano, comunque, si capisce subito che dividendo quegli 1,7 miliardi per tutti i paesi Ue coinvolti non ci sarebbe granché da spartire per risarcire i clienti fregati allo sportello. «Quel che è scioccante non è solo la manipolazione degli indici, ma anche la collusione tra banche che si suppone siano concorrenti tra di loro» ha dichiarato il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. Il quale ha rivelato pure che Ci sono ancora tre banche e un broker sotto i riflettori (Credit Agricole, Hsbc, JP Morgan e Icap) che Bruxelles non ha ancora spento definitivamente. Non solo. L’ inchiesta sui tassi potrebbe essere solo la prima di una lunga serie, stando alla stampa tedesca. Il quotidiano Sueddeutsche Zeitung riporta, inoltre, come un nuovo scandalo bancario sia all’ orizzonte, con diversi altri istituti di credito sospettati di aver truccato i corsi di cambio. Si tratta del Forex (Foreign exchange market) «su cui abbiamo ricevuto informazioni» ha detto Almunia. Le autorità di controllo preposte negli Usa, Regno Unito e Germania stanno investigando e la cifra di riferimento sarebbe molto superiore a quella del caso Libor: si parla di 3,9 miliardi di euro di transazioni finanziarie giornaliere sotto osservazione. Qui viene giù tutto. twitter@DeDominicisF.
francesco de dominicis

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