Proprietaria chiede i danni
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fonte:
- La Sicilia.it
Il Codacons e Celestina Alaimo hanno chiesto di costituirsi parte civile contro gli imputati del procedimento in corso dinanzi al Gup del Tribunale di Agrigento, per il crollo del palazzo Lo Jacono Maraventano, il 25 aprile 2011. Se per l’ associazione dei consumatori – tutto sommato – non ci sono perplessità di sorta, ieri mattina al cospetto del giudice Ottavio Mosti gli avvocati dei dieci imputati hanno mosso non poche considerazioni sulla scelta fatta da Alaimo. La donna infatti era una delle proprietarie del fabbricato seicentesco sbriciolatosi dopo anni di abbandono e interventi di presunto consolidamento. Per quel crollo Alaimo e altri proprietari furono assolti per sopraggiunta prescrizione del reato dalla Cassazione, dopo due condanne a pochi mesi di reclusione subite nei primi due gradi di giudizio. Gli imputati sono accusati a vario titolo di disastro colposo, falso e omissione di atti di ufficio. Sotto accusa sono il sindaco Marco Zambuto, Giuseppe Principato, dirigente comunale del settore Lavori pubblici di Agrigento, Calogero Tulumello, funzionario di Palazzo dei Giganti; Attilio Sciara, capo della Protezione civile comunale, nonché Gaspare Triassi, Marcello Cappellino e Andrea Patti, componenti del collegio di progettazione per la messa in sicurezza dell’ edificio; nonché Giuseppe, Calogero e Carmelo Analfino di Agrigento, responsabili della ditta Edil. Co. A che ha eseguito i lavori. Dopo l’ annullamento da parte della Suprema Corte di Cassazione della condanna a due mesi di reclusione inflitta Celestina Alaimo, Giuseppe Piscopo, Lucia Maria, Giuseppina, Salvatore, Mario, Gerlando, Filippa e Calogero Russo, proprio Alaimo ha evidentemente deciso di dichiararsi parte lesa dinanzi al Gup Mosti. Ieri tutti gli avvocati degli imputati hanno mosso le loro eccezioni a tali costituzioni, tanto che il giudice ha fissato per il prossimo 13 gennaio l’ udienza nel corso della quale si discuterà ulteriormente se ammettere tali richieste. Secondo i giudici di primo e, successicamente in misura minore, secondo grado, sarebbero stati i proprietari dell’ immobile a non avere ottemperato all’ ordinanza emessa nel 2008 dal sindaco Zambuto, con la quale si intimava loro di mettere in sicurezza le parti pericolanti del palazzo. L’ invito del Comune pare non venne ascoltato, tanto che i vigili urbani si adoperarono nel segnalare quanto fatto, anzi non fatto dai destinatari dell’ ordinanza. Ne nacque un procedimento penale, con i proprietari ai quali venne contestato il reato 677 del codice penale, «perché omettevano di provvedere ai lavori necessari, a rimuovere il pericolo per le persone, derivante dallo stato di degrado dell’ immobile». Proprietari assolti, tecnici e amministratori rischiano il processo.
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