9 Novembre 2013

FATTORE di guadagno o specchietto per le allodole

FATTORE di guadagno o specchietto per le allodole? Semplice strumento di svago o piaga sociale? Da ormai diversi anni il mondo del gioco d’ azzardo, anche in Italia, si è spostato sulla telematica, e con l’ invasione delle slot machine in bar, locali e sale apposite, chiunque può giocare, arrivando a spendere cifre astronomiche. Secondo il Codacons oggi il 50% dei disoccupati italiani presenta forme più o meno gravi di dipendenza dal gioco, e risultano affetti da ludopatia ? la dipendenza dal gioco d’ azzardo ? il 25% delle casalinghe e il 17% dei pensionati. «Ad essere colpite sono infatti le fasce più deboli della società, i pensionati, i precari, gli studenti, persone che vedono nel gioco la possibilità di divenire ricchi», spiega Don Armando Zappolini, parroco di Perignano, impegnato da più di un anno nella promozione della campagna a livello nazionale ?Mettiamoci in gioco?, nata per sensibilizzare l’ opinione pubblica e le istituzioni sulle conseguenze del gioco d’ azzardo nel nostro paese. «I dati ci dicono che in Italia oltre 800mila persone vivono in maniera problematica il gioco ? dice Don Armando ? e in tutto questo sistema a guadagnarci sono le compagnie del gioco appoggiate da certi politici». Ma se a livello nazionale il problema c’ è, ed è reale, c’ è anche chi nel proprio piccolo si è rifiutato di alimentare il sistema, per i motivi più disparati. «Nel mio locale non ho mai voluto le slot ? spiega Luca Firmani, titolare del Beat di Pontedera ? forse avrebbero aiutato gli introiti, ma avrebbero portato un giro di persone poco raccomandabili a stanziare qui, alla fine i pro sarebbero stati minori dei contro». E’ DELLA STESSA idea Andrea Senesi, titolare con la moglie Milena Rossi del Caffè degli artisti di Pontedera: «Quando ho ripreso la gestione del caffè, nel 2009, le slot c’ erano, ma dopo un po’ le ho tolte ? dice Andrea ? al loro posto ci ho costruito una cucina. Ci abbiamo rinunciato perché nel mio caso stridevano con il tipo di clientela che volevo nel bar: non ce l’ ho con chi le fornisce o le tiene, semplicemente questa è la linea più giusta per il mio locale». Giacomo Baldini, del bar Baldini di Pontedera ne fa invece una questione di etica: «Io ho tolto persino i ?gratta e vinci?: non ce la facevo a guardare le persone spendere più di quello che vincevano, non voglio derubare la gente e contribuire alla loro rovina. Se cercano il gioco, ci sono le sale apposite». E infatti esiste anche l’ altra faccia della medaglia, quella di chi, del tutto legittimamente, ne ha fatto un lavoro, che porta avanti onestamente. Gimmy Scatassa è titolare della sala da gioco ?The X Games? di Pontedera: «E’ più legittimo che chi vuole giocare venga in locali come questi: qui siamo formati appositamente per gestire e sorvegliare chi è in sala, facciamo corsi continui per sapere come approcciare le persone, inoltre se violiamo la legge, se ad esempio facciamo entrare dei minorenni, andiamo incontro a pesanti sanzioni ? dice Gimmy ? in un bar tutti possono giocare, c’ è minor controllo. Io invece sono continuamente controllato dallo Stato, che da me guadagna moltissimo». L’ impegno contro l’ abuso del gioco arriva anche dalla politica, ad esempio dal M5S, che sta portando avanti la battaglia, anche a livello locale. I Cinque Stelle di Ponsacco hanno organizzato per domani un incontro di approfondimento sulle tematiche del gioco d’ azzardo, alle 15.30 all’ auditorium Meliani, a cui interverranno anche Don Armando, alcuni portavoce del Movimento in Senato e la psicologa Elisa Tonelli. «Ci sembrava giusto affrontare questa tema, un problema reale di cui la politica deve occuparsi», dicono Massimo Dini e Federico Dolfi. Durante l’ incontro uno speciale adesivo ?No slot? verrà consegnato ai gestori dei locali di Ponsacco che non ospitano, o hanno rinunciato, alle slot machine. Benedetta Bitozzi.
 

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