23 Novembre 2013

Emergenza meteo, il caos dei piani di allerta

Emergenza meteo, il caos dei piani di allerta

IL CASO ROMA L’ esempio più lampante (e allarmante) lo offre Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia e responsabile dell’ Anci per la Protezione civile. Dice Boccali: «Se un automobilista attraversa tre Regioni italiane sotto uno stesso temporale classificato di ?ordinaria criticità?, avrà probabilmente tre modi diversi di intendere questa ?criticità?. Io, che sono il sindaco di Perugia, intendo il livello di allerta in un certo modo e attivo vigili urbani e vigili del fuoco secondo un certo schema, valido secondo me a contrastare quel livello di criticità. Ma può darsi che i sindaci delle città toscane o emiliane intendano l’ allerta in un modo diverso dal mio. Ognuno interpreta a modo suo il livello di criticità. In un certo territorio possono esserci drappelli di vigili del fuoco pronti a intervenire, in un altro territorio il contrasto può essere minore». LINGUE DIVERSE Le Dodici Tavole della Protezione civile, i famosi piani di emergenza cui attenersi nel caso di calamità, vengono dunque letti nel nostro Paese in modo non univoco e interpretati in maniera originale da chi poi li deve mettere in pratica. «L’ Anci – continua Boccali – ha segnalato più volte questo fenomeno. Mi incontrerò a giorni con Gabrielli per tornare sulla questione. Giovedì prossimo sarò in Sardegna, invieremo una lettera a tutti i Comuni perché ci segnalino le iniziative che intendono prendere per reagire alla calamità. Progetti concreti». Boccali non si nasconde dietro a un dito e ritiene che, nel caso del ciclone Cleopatra in Sardegna, il sistema locale della Protezione civile abbia funzionato poco e male. «I risultati – afferma – sono scoraggianti. Tuttavia io eviterei di tirare le orecchie ai sindaci. A loro arrivano allarmi di ogni genere, dalle alluvioni alle polveri sottili: a inviarli sono tutti i massimi organismi, dalla Commissione europea al Governo nazionale alle Regioni, tutti gli allarmi arrivano sul banco dei sindaci. I sindaci sono in fondo al collo dell’ imbuto. Io dico: gli organismi sovranazionali e nazionali lanciano allarmi ma poi non ci danno gli strumenti per poter far fronte a questi allarmi». L’ ORDINANZA Nel pieno delle polemiche seguite al caso-Sardegna sugli allarmi inapplicati o scarsamente applicati, in Italia si è distinto il Comune di Cassino. Il quale ha emesso l’ altro giorno un allerta meteo per 48 ore di una tale precisione che non si capisce bene se sia stato per reazione alle critiche dopo la catastrofe sarda o perché il Comune sia di suo preparatissimo in materia di Protezione civile. L’ allerta è meticoloso, invita i cittadini a «evitare di uscire», a «evitare di trovare riparo negli scantinati», a «fare attenzione ai passaggi in sottovia» e, in presenza di grave allagamento, di portarsi «ai piani più alti delle abitazioni». A Cassino, per fortuna, non è successo niente ma il sindaco, Giuseppe Golini Petrarcone, non è per niente pentito della sua ordinanza puntuta: «Quando fui eletto sindaco per la prima volta, più di 20 anni fa – ricorda – il giorno dopo la mia elezione Cassino conobbe una grande alluvione. Mi sono dunque fatto le ossa sul campo. Dal 1993 ho cercato di bonificare i canali di scolo delle acque in accordo con il Consorzio di bonifica. Molto, tuttavia, resta da fare. Per esempio, il fiume Rapido dovrebbe essere meglio incanalato, i ponti andrebbero controllati di più. Ma non abbiamo mai fatto un piano di addestramento con tutte le Forze di Protezione civile. Un piano di intervento andrebbe fatto, studiato a tavolino nei minimi dettagli. Lo faremo». L’ ESPOSTO Il Codacons intanto ha annunciato un esposto sulla catastrofe in Sardegna. «Vogliamo capire – dice il presidente Rienzi – se vi siano responsabilità degli Enti locali nei decessi legati all’ alluvione e nei danni provocati al territorio». Carlo Mercuri © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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