Casa in cambio dell’ appalto condannato a cinque anni
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fonte:
- il Tirreno
PISA. Una condanna a 5 anni e tre assoluzioni favorite dai tempi lunghi della giustizia che generano la prescrizione dei reati. A distanza di 8 anni dagli arresti che portarono alla luce quelli che per la Procura erano scambi di favori tra imprenditori e pubblici funzionari, arriva la sentenza emessa dal Tribunale (presidente del collegio Murano, a latere Bencivinni e Fabbricatore) per la storia delle villette di via delle Genziane a San Giuliano Terme. La condanna. L’ unico condannato è Stefano Abati, 58 anni, geometra Apes, per il reato di estorsione contrattuale, difeso dall’ avvocato Stefania Mezzetti. La prescrizione dei reati, dal peculato all’ estorsione, dall’ abuso d’ ufficio aggravato alla corruzione e alla turbativa d’ asta, ha portato a una sentenza di assoluzione per l’ ex direttore Apes, l’ ingegner Giovanni Martinengo, 65 anni, assistito dall’ avvocato Salvatore Salidu, e per i costruttori casertani Alessandro e Stefano Del Prete di 57 e 44 anni. A sostenere la pubblica accusa era il pm, Giancarlo Dominijanni. Mentre Apes si era costituita parte civile con l’ avvocato Stefano Del Corso. La storia. La vicenda prende avvio nel 2001, quando si decide di costruire in via delle Genziane, a Mezzana, frazione di San Giuliano Terme, tre palazzine per un totale di circa centocinquanta appartamenti e dodici villette destinate al personale Ater poi diventata Apes. I lavori si chiusero nell’ estate 2002, ma mentre per due palazzine tutto sarebbe filato quasi liscio, in una sarebbero esplosi subito i problemi con crepe nei muri e infiltrazioni d’ acqua. Protestò il sindacato consumatori Codacons, intervenne l’ amministrazione comunale che si rivolse all’ Ater, che volta si rivolse alla ditta costruttrice, la Sirio di Francolise (Caserta) mentre sia l’ Asl che i vigili del fuoco avevano attestato i gravi problemi delle costruzioni, nonostante la recente edificazione. L’ inchiesta. Del caso si occupò la Procura della Repubblica alla fine del 2004 che mise sotto i riflettori l’ intervento di edilizia residenziale convenzionata nell’ ambito del Peep, Piano di edilizia economica e popolare. Nell’ ottobre 2005 scattarono i quattro arresti. Abati e Martinengo avrebbero avuto le due villette gratis facendo lavorare gli imprenditori che avevano risparmiato sul materiale per alcuni palazzi popolari. Avrebbero, inoltre, partecipato all’ aggiudicazione degli alloggi senza avere i requisiti che erano il basso reddito e non essere proprietari di altri immobili che, invece, risultavano intestati ai due, forniti fra l’ altro dall’ ente poi ribattezzato Apes. Accordi e favori. Il Comune aveva stipulato con l’ Ater una convenzione di cessione dell’ area: gli alloggi, le villette in particolare, erano destinati a dipendenti dell’ azienda per l’ edilizia residenziale. Stando all’ accusa nell’ individuazione degli assegnatari e nell’ assegnazione dell’ appalto assunsero un ruolo determinante l’ allora direttore Martinengo e il geometra Abati. Presentarono domanda per avere due villette, e nonostante l’ evidente conflitto di interessi, non si astennero dalla commissione per l’ affidamento dell’ appalto, e uno dei due, Abati, svolse anche la funzione di direttore dei lavori. Non solo. Anziché ricorrere alla procedura dell’ appalto pubblico, fu fatta una trattativa privata che, secondo la Procura, favorì l’ impresa casertana che nell’ ipotesi accusatoria risparmiò sui materiali per la costruzione delle case popolari e per “sdebitarsi” dell’ appalto ottenuto regalò le due villette ai funzionari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
di Pietro Barghigian
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