Divieto di fumo, quanto è difficile attuarlo
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- Italia Oggi
Il decreto legge 104 (D.L. Istruzione) dello scorso 12 settembre ha esteso il divieto di fumo nelle scuole anche alle aree all’ aperto degli istituti scolastici sia statali che paritari. Studenti, professori e bidelli amanti delle «bionde», ma anche delle sigarette elettroniche, pure loro vietate, vengono così condannati all’ astinenza da fumo definitiva entro i confini degli istituti. Ma a circa due mesi dall’ emanazione del decreto e dall’ inizio dell’ anno scolastico i presidi, responsabili del controllo e della repressione delle violazioni, non sembrano aver assunto iniziative uniformi, anche perché il 104 impone il divieto con estrema chiarezza, ma non fornisce precise indicazioni attuative. Lo stesso presidente dell’ associazione Nazionale presidi Giorgio Rembado, plaude al decreto, ma avverte che esso imporrà «una vigilanza nuova e un nuovo impegno per dirigenti e docenti. Si dovrà organizzare un rafforzamento dei controlli che saranno diversi per tipo di scuola ed età degli alunni». Se non è un invito allo sperimentare soluzioni caso per caso poco ci manca. Uno sguardo alla situazione generale conferma peraltro la tendenza alla diversificazione della risposta al problema, che è naturalmente più sentito alle superiori. In alcuni istituti si è scelta la strada della tolleranza, rimandando l’ assunzione dei provvedimenti e permettendo agli alunni di continuare di fatto a fumare nei cortili, aggirando così il divieto. Una linea motivata probabilmente dalla difficoltà di effettuare controlli credibili, anche per l’ insufficienza quantitativa del personale. E che consente anche di arginare, nella pratica, la tendenza dei ragazzi al fumo di nascosto nei bagni. In molti altri casi, al contrario, si è applicata la legge, che impone ai dirigenti l’ obbligo di vigilanza, accertamento e contestazione della violazione al divieto di fumo. La maggior parte dei presidi intervenuti per applicare il decreto, lo ha fatto attraverso la delega al personale preposto, individuato attraverso un ordine di servizio. Si è scelto prevalentemente tra i bidelli per il controllo e tra gli insegnanti per l’ irrogazione ai trasgressori della sanzione pecuniaria, prevista dalla legge del 1975 che vieta il fumo nei luoghi pubblici. Peraltro anche nelle scuole in cui si è scelta la «linea dura» l’ applicazione del divieto esteso ai cortili è stata quasi sempre graduale, prevedendo periodi iniziali di maggior tolleranza e, in alcuni casi, campagne di sensibilizzazione dei ragazzi sui rischi del fumo, attraverso incontri con medici e giornate dedicate alla prevenzione. C’ è perfino chi ha proposto una terza via: spazi all’ aperto fuori dalla scuola per consentire solo agli alunni maggiorenni di uscire a fumare a ricreazione. Un modo come un altro per venire incontro alle proteste dei ragazzi (qualche gruppo studentesco è giunto perfino a scomodare la «violazione della libertà personale» per opporsi al divieto), restando però all’ interno delle norme sancite dal decreto. Ora il 104 deve essere convertito in legge dal senato, pena la decadenza. Sarebbe l’ azzeramento del divieto? Non secondo il Codacons, che ricorda che il divieto totale di fumo nelle scuole esiste già nella legge del ’75 e riguarda anche i cortili. La mancata conversione, insomma, non significherebbe affatto il ritorno al fumo libero nelle scuole. © Riproduzione riservata.
giorgio candeloro
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