Centinaia le denunce per furti causati da fame e disperazione
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fonte:
- Libertà
roma – Anziani che infilano sotto la giacca o nella borsa parmigiano e carne, mamme che escono dai supermercati con beni di prima necessità senza farli passare dalle casse, ragazzi che rubano insaccati e formaggi per portarli ai genitori, famiglie senza precedenti bloccate all’ uscita con una spesa per centinaia di euro non pagata: cose costose, dal pesce alle primizie, arraffate dagli scaffali una volta realizzato di non avere denaro sufficiente per pagarle. Furti per fame, per disperazione. Sono centinaia le denunce, nel Nord Italia quanto al Sud. Nelle metropoli e nei piccoli centri, spesso in supermercati e per ammonti modesti. Il sindaco di Vigonovo, in provincia di Venezia, Damiano Zecchinato, di fronte alla crescita di piccoli furti in negozi di alimentari, 10-20 euro, commessi da anziani o padri di famiglia senza più lavoro, ha invitato i commercianti a non denunciare sempre e comunque, a intavolare un dialogo, a fare dei distinguo, per evitare anche di far scattare sempre la denuncia penale. Si è proposto, personalmente o per conto del Comune, di pagare i piccoli conti. Una sorta di appello al buon senso, una regola di buona amministrazione in tempi di crisi. «Questo non significa che chiunque rubi nei negozi deve essere perdonato- ha precisato -. I furti non possono essere giustificati, nè vogliamo sostituirci alle forze dell’ ordine, ma bisogna intervenire in casi di provato bisogno». Un altro volto della miseria, uno dei più tristi, è quello degli anziani che, vestiti dignitosamente, si aggirano attorno ai cassonetti e infilano le mani nella spazzatura altrui per mettere insieme un pranzo o una cena. Nelle grandi città e nei piccoli centri, di notte o di prima mattina, comunque di nascosto per sfuggire alla vergogna. Non esistono dati certi, si tratta di un fenomeno sommerso e dunque difficile da monitorare. Ma secondo una stima di Codacons negli ultimi quattro anni il numero si è quintuplicato. Ad Albignasego, in provincia di Padova, si muovono di notte tra i cassonetti fuori da ristoranti, pizzerie, aziende alimentari. Nei comuni della Riviera del Brenta e Miranese, nel Veneziano, ne hanno contati duecento, alla ricerca di qualcosa di commestibile già di prima mattina. Persone che magari hanno una pensione minima, un affitto, bollette da pagare, non riescono a stare dietro a tutto ma non hanno il coraggio di chiedere aiuto a Comune o parrocchie. Nella capitale, sono centinaia i romani, anche appartenenti al ceto medio, che per mangiare rovistano nell’ umido nei dintorni di ristoranti e mercati rionali. Per lo più anziani, stretti tra pensioni basse e costi della vita divenuti insostenibili. c. l.
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