Famagosta, si difende l’ investitore “Non li ho visti, si sono buttati”
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fonte:
- la Repubblica
«NON li ho visti, non potevo evitarli. Si sono buttati sulla carreggiata all’ improvviso, senza nessuna precauzione». Lo ripete come un mantra, Roberto L., ed è un modo per provare a dare un senso a quanto successo domenica sera all’ imbocco del sottopasso di viale Famagosta, ore 19.15, cielo cupo e asfalto zuppo, due ombre falciate dalla sua Citroen Xsara Picasso nera. Magda Niazy Sehsah Nashed aveva 29 anni, uno in più di Roberto, e tra due mesi avrebbe dato una sorellina a Roumando, che pensava già alle cinque candeline da spegnere in classe coi compagni di materna, un giorno prima o il lunedì dopo il primo novembre. Roberto, studente inScienze Biologiche e qualche stage lavorativo nel settore, cestista dilettante a buon livello se la sua squadra era stata appena promossa dalla serie D alla C2 lombarda, aveva fretta di arrivare per tempo alla stazione, a prendere la sua fidanzata. Non aveva percorso che duecento metri, da casa sua in via Paolino. A Magda e al suo pancione, con Roumando tenuto per mano, mancava poco più di un chilometro per arrivare all’ appartamento di via Isimbardi, pieno Stadera, dopo li attendeva il 35enne marito e papà. E invece il buio, il tunnel della fermata MM che non invita a imboccarlo nonostante la pioggia, e quell’ attraversamento maledetto di viale Famagosta che fanno sempre in tanti, nonostante le quattro corsie in un verso e cinque nell’ altro. Residenti e pendolari che lasciano l’ auto al parcheggio di scambio, immigrati e anziani nostalgici della vecchia intasata rotonda di piazza Maggi, che collegava viale Giovanni da Cermenate con l’ imbocco per l’ A7, e non c’ è più da dieci anni. Perfino ieri mattina, la mano pietosa che è andata a depositare un mazzo di fiori sullo spartitraffico ha dovuto ripetere quell’ azzardo folle. Si è fermato, dopo, Roberto L., lasciando la Citroen nel sottopasso col fanale anteriore destro e un finestrino sfondati e lo specchietto retrovisore divelto. I corpi sparati come proiettili, «di 25 metri quello della madre – ricorda Mastrangelo – e di 45 quello del bimbo», oltre il muretto di cemento che lo nasconderà per un’ ora alla vista dei lettighieri. È tornato indietro, Roberto, ha visto Magda agonizzante e ha chiamato il 118. «È risultato negativo all’ alcol test e a quello sugli stupefacenti, ma non ci sono segni di frenata sull’ asfalto», puntualizza il comandante della Polizia locale Tullio Mastrangelo. Ma l’ iscrizione sul registro degli indagati per omicidio colposo plurimo, da parte del pubblico mini- Marcello Musso, era praticamente obbligatoria. Gli investigatori del Radiomobile hanno lavorato ancora ieri per ricostruire la dinamica, e continueranno per determinare la velocità della Citroen ed eventuali imprudenze del guidatore (sorpassi, conversazione al cellulare). «Ma non è certamente un pirata della strada – sottolinea l’ avvocato AgostinoRubelli, che lo assiste insieme alla collega Giorgia Gatto – anzi è sotto shock. E umanamente partecipa al dolore della famiglia. Ma non ha avuto percezione di quanto stava accadendo, e le condizioni di quella strada le conoscono tutti». La messa in sicurezza di quel pezzo di viale Famagosta è ora evento annunciato quanto tardivo. Entro Natale il Comune provvederà a installare lì, e non in piazza San Vigilio come previsto in un primo tempo, uno dei sette autovelox che regoleranno la velocità nei punti più critici della città: il Codacons, ricordando un atto del prefetto vecchio di dieci anni, ne chiede 24. E bisognerà anche provvedere a impedire l’ attraversamento della morte. «C’ è da fare una riflessione – ammette Mastrangelo – per aumentare lo sbarramento fisico per inibire ulteriormente gli scavalcamenti e i passaggi in superficie». Alessandro Morelli, capogruppo leghista a Palazzo Marino, annuncia una task force per «individuare le sezioni stradali e gli incroci maggiormente pericolosi».© RIPRODUZIONE RISERVATA.
massimo pisa
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