22 Ottobre 2013

Spiragli di luce

Spiragli di luce

… consecutiva. Invita alla cautela anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che spiega come i segni più riguardino solo il breve periodo. I nuovi dati sull’ industria arrivano dall’ Istat, che sottolinea come a trainare il giro d’ affari ad agosto con un aumento dell’ 1%, il più alto da un anno, sia ancora una volta l’ export, a fronte di un mercato italiano fermo rispetto a luglio. L’ alzata di testa porta in positivo anche il bilancio degli ultimi tre mesi. Ma su base annua il fatturato resta in rosso, con una contrazione del 4,8%, sempre a causa delle perdite subite sul territorio nazionale, solo mitigate dal surplus raccolto oltre confine. Insomma il passo in avanti registrato dai ricavi mese su mese non basta a frenare l’ erosione nel confronto annuo. E lo stesso vale per le commesse: cresciute del 2% a livello congiunturale, ma ancora in diminuzione su base annua con una caduta, la decima, del 6,8%. Anche in questo caso il deciso rimbalzo di agosto su luglio non procura grandi benefici nel paragone con l’ anno precedente, a riprova di quanto sia arduo il percorso di risalita dagli abissi scavati dalla crisi. Guardando ai diversi settori, rispetto a luglio l’ Istat registra rialzi per i beni di consumo, per quelli intermedi e per gli strumentali; l’ unica voce in negativo risulta l’ energia. Non a caso, andando più nel dettaglio, è il comparto del coke e dei prodotti petroliferi raffinati ad accusare il colpo più duro su base annua (-19,6%), seguito dalla metallurgia. Sul fronte ordini, agosto viene archiviato come un mese nero (-11,1%) dall’ industria del tessile e dell’ abbigliamento, una delle colonne del Made in Italy. La fabbricazione di computer e prodotti di elettronica è invece l’ unico settore che guadagna terreno sia per giro d’ affari sia per ordinativi. E non va male all’ industria degli autoveicoli, che segna una crescita del 7,5% nel fatturato, restringendo a un -0,9% le perdite in commesse. Qualche spiraglio sembra quindi essersi aperto, ma la prudenza è ancora d’ obbligo: “Anche se il clima economico a livello globale si sta orientando verso il positivo”, questi dati riguardano segnali sul breve periodo, evidenzia Squinzi. “Se facciamo infatti il confronto con l’ anno precedente siamo ancora in zona molto negativ a”, fa notare il leader degli industriali. Neanche i consumatori vedono rosa, per il Codacons “fino a che le famiglie non acquistano le imprese non vendono”. E per rimediare suggerisce di “rivedere la legge di stabilità seguendo la logica di spostare la tassazione dai consumi ai patrimoni, dall’ I va all’ Irpef”. Per fare un esempio dopo 20 anni sembra necessario che il Prontuario terapeutico dei Farmaci debba essere revisionato in modo sostanziale, sia per quanto riguarda i farmaci di fascia A (prescrivibili sul territorio) sia per quelli di fascia H con tutte le variazioni (prescrivibili solo negli ospedali). Si tratta effettivamente di realizzare alcune regole di buon senso, quelle che vengono praticate dalle buone madri di famiglia. Ad esempio a parità di effetto oppure in assenza di confronti fra farmaci che hanno le stesse indicazioni si sceglie il farmaco che costa meno. I farmaci che hanno avuto un aumento dei volumi di vendita devono abbassare i prezzi. E’ tuttavia importante evitare i soliti tagli trasversali e guardare invece nel dettaglio. Ad esempio, per alcuni farmaci importanti che hanno prezzi estremamente bassi può essere utile un piccolo aumento, per evitarne la scomparsa dal mercato. Un altro problema assolutamente trascurato è quello dei dispositivi medici (pace-maker, defibrillatori, cateteri, materiale per interventi chirurgici). Il marchio CE non può essere un salvacondotto che garantisce un accesso a tutti gli ospedali. Da anni si discute sulla necessità di avere una classificazione e una valutazione del rapporto costi -benefici, ma nulla accade e si continua a non voler scegliere ciò che serve in base a qualità e costi con la conseguenza di ritrovarsi con i problemi delle valvole cardiache e delle protesi mammarie “inadeguate” allo scopo. E ancora dovrebbe far parte di direttive centrali stabilire quale sia il minimo di posti letto che deve caratterizzare un ospedale che non sia semplicemente una risorsa occupazionale che spesso purtroppo rappresenta un pericolo per i pazienti. Analogamente sarebbe ora di por mano alla pletora di chirurgie ad alta specializzazione, quali ad esempio le cardiochirurgie e le neurochirurgie. Per ogni milione di abitanti ne abbiamo più dei maggiori Paesi europei. Perché non chiudere i reparti che non raggiungono un determinato numero di interventi per anno? In qualche caso si possono accorpare con un’ importante diminuzione delle spese generali grazie alle economie di scala. Si potrebbe aggiungere l’ analoga necessità di evitare il moltiplicarsi infinito di strumenti diagnostici e terapeutici ad alto costo (PET, risonanza nucleare magnetica, acceleratori e così via). Ognuna di queste apparecchiature non grava sul bilancio per il suo costo iniziale ma soprattutto per le spese di personale e di gestione. Come per le sale operatorie, gli strumenti diagnostici dovrebbero lavorare almeno su due turni per evitare le lunghe liste d’ attesa dei pazienti. La spending review deve essere fatta in modo intelligente, diminuendo ma anche aumentando le spese per ottenere maggiore efficienza che di per sé è fonte di risparmi. Infine, si deve prendere atto che la struttura attuale del Servizio Sanitario Nazionale è probabilmente superata per la sua eccessiva separazione fra medicina ospedaliera e medicina territoriale. L’ aumento della popolazione anziana con la conseguente cronicizzazione delle malattie richiede un nuovo polo ambulatoriale polidisciplinare che permetta di diminuire il carico ospedaliero e aumentare le possibilità di diagnosi e terapia extraospedaliera con particolare riferimento alla medicina domiciliare. In altre parole, medici di medicina generale e medici ospedalieri devono far convergere le loro prestazioni in una struttura intermedia, come ad esempio la “casa della salute” evocata nel decreto Balduzzi. Il governo deve dare qualche segnale per mostrare che le tasse pagate dai cittadini per avere un servizio sanitario adeguato non vanno disperse in mille rivoli, ma servono a migliorare l’ efficienza della sanità.
franco limido

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