L’ attacco inglese: questi sono aiuti di Stato
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fonte:
- L`Unità
S’ ingrossano le fila dei contrari al salvataggio di Alitalia tramite Posteitaliane. È un vento che si alza dai concorrenti stranieri dell’ ex compagnia di bandiera italiana e che punta a scuotere l’ Unione Europea, sollecitando un intervento per stoppare la mano tesa dal governo. Il portavoce di Iag, la società capogruppo di British Airways, Iberia e Vueling, taglia corto: «Siamo sempre stati contrari agli aiuti di Stato. È protezionismo, mina la concorrenza e favorisce le compagnie aeree che non sono riuscite a far fronte alla realtà economica». Di qui, l’ appello ai vertici dell’ Unione europea: «Esortiamo la Commissione a prendere misure per interrompere questo aiuto chiaramente illegale». I problemi delle fusioni, del resto, agli inglesi sono ben chiari. Il matrimonio tra British e Iberia, avvenuto nel 2011, è da mesi in una fase delicata: lo scorso Natale sono stati annunciati oltre 4 mila licenziamenti di personale spagnolo. Forse anche per questo l’ amministratore delegato di Iag, Willie Walsh, ha fatto capire di non essere interessato ad acquistare altro in Europa. Nessuna spinta a entrare in Alitalia neanche da parte dei russi di Aeroflot: «Al momento non stiamo studiando alcun possibile acquisto di quote azionarie della compagnia tricolore», ha confermato un portavoce. Stessa musica da parte di Martin Riecken, portavoce di Lufthansa: «Non abbiamo interesse a guardare ad altre compagnie, siamo concentrati su sfide interne». L’ unico partner concreto resta Air France-Klm, che possiede già il 25% di Alitalia: uno studio pubblicato da Credit Suisse spiega che i franco -olandesi potrebbero investire ancora, ma servono certezze sulla «redditività» della società. Certezze che il governo concentrato nel proteggere l’ occupazione, sottolineano gli analisti svizzeri, al momento non sembra in grado di dare. A invocare l’ intervento dell’ Unione Europea anche il Codacons, con un esposto in cui l’ associazione dei consumatori denuncia il coinvolgimento di Posteitaliane come un illegittimo aiuto di Stato. A infiammare una giornata cruciale per le sorti di Alitalia è stato in mattinata il Financial Times. Il quotidiano della City ha criticato duramente il soccorso parastatale, con un pezzo dall’ incipit inequi vocabile: «Il protezionismo è tornato di moda in Italia, e non è un bel vedere». Il governo Letta «sta ripetendogli errori» di 6 anni fa, quando Berlusconi chiamò a raccolta un drappello di patrioti «senza nessuna esperienza di aviazione» per affossare la vendita ad Air France impostata dall’ esecutivo Prodi (a cifre enormemente più vantaggiose, ndr). Secondo il Financial Times «il risorgere del nazionalismo nell’ ambito degli affari è contraddittorio» rispetto alle dichiarazioni di Letta «che ha più volte ripetuto di voler attrarre gli investimenti esteri». Accuse che Palazzo Chigi respinge al mittente, chiarendo che l’ intervento di Posteitaliane serve ad «accompagnare al meglio Alitalia verso l’ integrazione con un partner straniero. È l’ esatto contrario del protezionismo». Anche all’ interno della maggioranza, però, non tutti sono d’ accordo con l’ operazione. L’ ex premier Mario Monti trova «curioso» l’ intervento con capitale pubblico. Dopo la critica a quanto fatto da Berlusconi («Non furono scelte positive») l’ avvertimento: «Bisogna faretesoro degli errori commessi in passato. L’ esposizione para -calcistica di questioni che attengono la nazionalità è sempre molto forte: si cacci lo straniero, si resti italiani. Ma se si vuole essere colbertisti, lo si faccia con intelligenza. Il colbertismo denoantri non è la cosa che ci rafforza nei mercati internazionali». Infine, l’ opposizione. Il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona, giudica «sbagliato» l’ intervento del governo, pur auspicando che si faccia avanti un gestore italiano. Ancora più netti i M5S, secondo cui l’ entrata di Posteitaliane è l’ ennesima «presa in giro» dei cittadini.
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