Alitalia, al voto l’ aumento da 300 milioni
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fonte:
- La Stampa
Sembra un finale di partita, ma non lo è. Oggi Alitalia riunisce il consiglio d’ amministrazione (alle 14) e l’ assemblea dei soci (alle 17). La seconda deve votare la manovra finanziaria da 500 milioni (300 di aumento di capitale, 200 di prestiti bancari) decisa venerdì scorso: gli italiani hanno già detto sì, si attende il responso di Air France. L’ ipotesi più probabile è che anche Parigi dia voto favorevole all’ aumento, visto che comunque da domani le resteranno trenta giorni di tempo per decidere se poi partecipare o meno in concreto, ovvero versare nelle casse della compagnia 75 milioni.Per farlo Air France ha messo delle condizioni precise: la ristrutturazione del debito da 1,2 miliardi, un cambio di strategia (di questo dovrebbe discutere il cda) – ovvero la rinuncia alla pretesa di sviluppare le rotte internazionali ed acquistare nuovi aerei – e un cambio al vertice. Scrivono i giornali francesi che Air France è interessata a salire fino al 50% di Alitalia, ma per ottenere la guida operativa dell’ azienda. E farne una compagnia satellite che porti i passeggeri italiani a Parigi o ad Amsterdam per poi smistarli sui suoi voli internazionali. La prospettiva non piace al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che spiega: «Mi auguro che i francesi sottoscrivano l’ aumento, se non lo fanno cercheremo altri partner internazionali». Aggiungendo, però, che l’ Italia «non può fare la Cenerentola dell’ operazione», l’ alleanza – a sentir lui – può funzionare solo se nasce una compagnia con tre hub: Parigi, Amsterdam e Roma sullo stesso piano. Lo stesso Lupi ieri ha assicurato che nelle casse Alitalia «non finiranno soldi degli italiani. Lo Stato non mette un euro».Gli azionisti italiani si dicono comunque convinti ad andare avanti: con Parigi o senza, assicurano, l’ aumento di capitale si farà. Per coprire le quote dei soci che non vorranno sottoscrivere l’ aumento ci sono già 100 milioni messi a disposizione dalle banche e i 75 milioni dell’ intervento delle Poste. Il problema è che le condizioni della compagnia, che nei primi sei mesi del 2013 è arrivata a perdere 1,5 milioni al giorno – dicono chiaramente che l’ azienda non riesce a far volare passeggeri senza creare un rosso da capogiro nei suoi conti. Nasce qui la necessità del «partner internazionale» di cui parla Lupi: serve qualcuno del mestiere.D’ altra parte, a sentire un altro ministro – quello dello Sviluppo economico Flavio Zanonato – «Siamo l’ ottava potenza del mondo, siamo la seconda potenza industriale d’ Europa, abbiamo i giacimenti turistici, monumentali, archeologici, di patrimoni più grandi del mondo: una compagnia aerea che funziona in Italia ci deve essere. Non c’ è dubbio». Zanonato promuove il governo, che secondo lui ha fatto fino ad ora «un bel lavoro. Intanto abbiamo bloccato una situazione drammatica che rischiava di lasciare gli aerei a terra». Di Alitalia ha parlato anche Matteo Renzi, il sindaco di Firenze in corsa per la segreteria del Pd: no a un intervento pubblico, no al salvataggio se la compagnia continuerà a cercare di far concorrenza ai treni ad alta velocità tra Roma e Milano, sì «se serve per farne il fulcro di un nuovo turismo e dello sviluppo economico del Paese».Sembra un finale di partita, insomma, ma si capisce che i giochi sono ancora tutti aperti. Nel frattempo, il Codacons prepara un esposto alla Commissione europea: sono convinti che l’ intervento delle Poste mascheri un aiuto di Stato, chiederanno un intervento a Bruxelles.
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