9 Ottobre 2013

Scatta la gara tra le Comunità onlus per avere Silvio Berlusconi in prova ai servizi sociali

Scatta la gara tra le Comunità onlus per avere Silvio Berlusconi in prova ai servizi sociali

E’ in atto una competizione tra diverse comunità che si stanno candidando a ospitare Silvio Berlusconi ai servizi sociali. Il Cavaliere non avrà che l’ imbarazzo della scelta nel vagliare le varie offerte che gli stanno provenendo da varie parti d’ Italia. Il criterio di scelta principale dovrebbe essere quello di restare vicino casa, ma resta il punto interrogativo su quale casa: quella romana o milanese, un nodo che sarà presto sciolto poiché entro la metà di Ottobre l’ ex Premier dovrà chiedere formalmente l’ affidamento in prova ai servizi sociali. Il primo a a muoversi è stato Mario Capanna che ha invitato Berlusconi a rendersi utile nella fondazione ” Diritti genetici” da lui fondata ma non sembra una candidatura molto accreditata. Come pure quella del Centro Astalli per i rifugiati ad appena 300 metri di distanza dal portone romano di Palazzo Grazioli, che al momento ha smentito qualsiasi contatto col leader Pdl, mentre di sicuro ci sono stati contatti con le due associazioni gestite dai Radicali a Roma “Nessuno Tocchi Caino” e “Non c’ è pace senza giustizia” oltre alla “Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia”. Milano si è proposta con i “City Angels”, che assistono i senza tetto, e soprattutto con Don Mazzi, storico fondatore della comunità di recupero per tossicodipendenti “Exodus”. E’ l’ unico ad avere anche esplicitato un “progetto personalizzato” e ad avere una certa esperienza con uomini di grande notorietà, si è occupato di Lele Mora durante l’ affidamento ai servizi sociali, che possono anche sconvolgere la vita della Comunità. Nel caso di Berlusconi il problema è ancora più rimarcato dalla presenza degli uomini della scorta, in media una ventina, che potrebbe anche essere un elemento per consentire a Berlusconi di svolgere anche dalla sua residenza un lavoro di pubblica utilità. Don Mazzi da poco rientrato in Comunità Exodus dopo essersi occupato del Capitolo dell’ Ordine, conferma il suo interesse ad avere “Silvio tra i miei ragazzi, non per una atto di pura espiazione quanto per adoperarmi alla sua redenzione”. La sua potrebbe essere un periodo di vita ordinaria dopo tanti anni di vita straordinaria ad esempio iniziare la giornata con Don Mazzi che ” lo sveglierebbe e lo tirerebbe giù dal letto di prima mattina e gli farebbe rifare il letto come al servizio di leva”. Insomma sarebbe un ritorno alle umili attività manuali, come ” la pulizia dei bagni”, che faceva ” quando non era ancora diventato l’ uomo di potere e non deteneva tutta la ricchezza che oggi possiede”. Per Don Mazzi il primo periodo di prova ai servizi sociali non deve essere dedicato ad aiutare gli altri più bisognosi: ” prima di rimetterlo nella società ad aiutare il prossimo bisognerebbe aiutare a riscoprire il proprio sé profondo, a entrare in contato con la sua anima.” E’ un percorso che non può avvenire con la solita esposizione pubblica a cui è abituato e ci ha abituato in tutti questi anni in quanto per Don Mazzi è necessario ” che deva stare da solo, riflettere, guardarsi dentro”. Un lavoro interiore che può avvenire attraverso un lavoro manuale ripetitivo e umile quale ” affondare le mani nella terra, piantare i pomodori in silenzio, lontano dagli agi e dalle adulazioni.” Dunque un esercizio materiale con finalità spirituali per scoprire quel che Dante ha scritto coi suoi versi ossia “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’ altrui scale”. Comunque anche la città di Sant’ Antonio Padova si è candidata con il Comune di San Giorgio in Bosco che gli offrirebbe un ufficio per dare consulenza agli imprenditori in crisi. Ed anche il Codacons lo vuole per fargli difendere le ragioni del consumatore: sarebbe un’ inversione di tendenza per chi in tutti questi anni si è spesso dovuto affidare alla difesa degli avvocati.
Cesare Balbo

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