8 Ottobre 2013

Un peso da trecento miliardi

Un peso da trecento miliardi

ROMA Un intervento di riduzione del cuneo fiscale e contributivo di circa 6 miliardi l’ anno, un poco di più dunque delle cifre circolate finora, avrebbe un impatto inferiore al 2% su un aggregato che supera i 300 miliardi di euro. Il valore del cuneo più recente è stato reso disponibile una settimana fa dall’ Istat e riguarda il 2010, anno in cui andava a regime l’ effetto della prima operazione di taglio strutturale varata dal Governo Prodi con la Finanziaria 2007 (legge 296/2006). Secondo l’ Istat in quell’ anno il cuneo aveva raggiunto il 46,2%. I contributi sociali dei datori di lavoro ammontavano al 25,6% e il restante 20,6% era a carico dei lavoratori sotto forma di imposte e contributi. Nello stesso anno secondo i dati di Bankitalia le retribuzioni lorde da lavoro dipendente si erano collocate attorno ai 656,7 miliardi (Appendice statistica della Relazione annuale 2013). Ne deriva un cuneo pari a 303,4 miliardi di euro. Il dato è interessante perché offre una dimensione d’ insieme del peso determinato da imposte e contributi su una platea di oltre 17 milioni di lavoratori dipendenti o assimilati. Ne sono invece esclusi i 5,7 milioni di lavoratori autonomi per i quali le imposte sul reddito, considerando anche la stima dell’ Irap, rappresentano il 17,8%, mentre i contributi sociali sono arrivati al 14,6%. Curiosità ulteriore, il cuneo misurato dall’ Istat è più rappresentativo del tax wedges Ocse poiché comprende anche il settore pubblico il cui costo del lavoro, sempre nell’ anno in questione, oscillava attorno ai 172 miliardi. In attesa di conoscere i profili dell’ intervento governativo che è stato annunciato dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, vale ricordare che la Finanziaria 2007 era intervenuta con l’ esclusione di alcune voci dalla base imponibile Irap, un allargamento della no tax area sui redditi minori e un aumento degli assegni familiari per i nuclei con i carichi maggiori. Le risorse messe in campo: 2,5 miliardi per il primo anno, che poi salivano a 4,4 miliardi nel 2008 e a 4,7 miliardi nel 2009. Le richieste che arrivano dalle parti sociali per un intervento forte sul cuneo fiscale e contributivo (Confindustria chiede almeno 10-15 miliardi) partono da due consapevolezze: la dimensione del prelievo sulla massa salariale lorda e i modesti effetti che si registrarono sul l’ economia dopo l’ operazione firmata da Prodi e Padoa-Schioppa sei anni fa. Immaginando un intervento pari a 2,5 miliardi l’ anno solo sul lato delle detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti e i pensionati, la Cgil ipotizza un beneficio non maggiore di 100 euro netti l’ anno per una platea di beneficiari che, ovviamente, esclude gli incapienti e coloro che hanno un reddito superiore ai 55mila euro l’ anno. Un po’ poco perché si determini un cambiamento concreto della domanda aggregata per via di maggiori consumi interni. Le cifre ufficiose in circolazione parlano di 4-5 miliardi, da distribuire in parte alle imprese e in parte ai dipendenti, con coperture derivanti da tagli alla spesa, in una prima fase, e dal riordino delle agevolazioni fiscali in un secondo momento. Un intervento progressivo e forse anche selettivo sulle platee, che tiene conto degli strettissimi vincoli di bilancio in cui il Governo è costretto a muoversi, con il varo probabilmente in contemporanea della legge di stabilità e della mini-correzione da 1,6 miliardi per garantire l’ obiettivo di un deficit/Pil al 3% nel 2013. Se l’ ipotesi di intervento light sarà confermata c’ è da aspettarsi una reazione non positiva da parte di molti operatori. Ieri Codacons, commentando una dichiarazione del viceministro Pier Paolo Baretta, è arrivata a sostenere che se la cifra massima disponibile è di 5 miliardi allora sarebbe meglio utilizzarla per il taglio dell’ Iva, «che colpisce non solo i lavoratori ma anche i disoccupati, i cassaintegrati ed i pensionati al minimo, la cui propensione marginale al consumo ancora maggiore». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
davide colombo

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