8 Ottobre 2013

Torna in campo l’ Imu per i più ricchi

Torna in campo l’ Imu per i più ricchi

ROMA Giornata di passione per l’ Imu. Dopo la batosta della settimana scorsa ricevuta dai falchi del Pdl con il voto di fiducia, ieri è tornato in auge il tema della rinuncia all’ esenzione per tutti, sostenuta in passato dal Pd e sempre avversata dal centrodestra. La coperta come si sa è corta, per gli interventi essenziali (dall’ Imu alla cig) servono almeno 5 miliardi di euro, e infatti ieri il viceministro all’ Economia Stefano Fassina tornava a ripetere che «a qualcosa si deve rinunciare». Ed ecco quindi che il Pd ha presentato un emendamento per rimettere l’ Imu sulle case che pagano oltre 750 euro: l’ emendamento era stato in un primo momento bocciato dai due presidenti delle commissioni Bilancio e Finanze, Francesco Boccia (Pd) e Daniele Capezzone (Pdl), ma poi in serata è stato riammesso. Il testo era stato bocciato perché conteneva una parte giudicata «fuori materia», ovvero il ritorno all’ Iva al 21% grazie alle risorse ottenute grazie alla modifica dell’ Imu. Il Pd ha dunque espunto la parte relativa all’ imposta sui consumi, e lo ha ripresentato: i due presidenti lo hanno dunque ritenuto ammissibile. Ma c’ è un ma. Ovviamente, e c’ era da aspettarselo, Capezzone ha protestato, affermando che il Pd con questa misura attenta all’ alleanza e tradisce il patto di governo, e ha chiesto di ritirarlo. Il fatto è che pure l’«eroico» Boccia, che pure è del Pd, se ne è uscito con una dichiarazione horror : anche lui ha chiesto al suo stesso partito di rinunciare all’ emendamento salva-Imu-per i ricchi, visto che «le case di lusso la pagano già». E va ricordato anche che Boccia è un fedelissimo di Letta. È evidente che Boccia si riferisce ai castelli e alle case di ultra lusso, che è vero che l’ Imu la pagano già, e che è stato il pretesto con cui Berlusconi e il Pdl hanno semrpe difeso la loro richiesta di esenzione di tutte le prime case. Cosa diversa è quanto invece chiede l’ emendamento, che si avvicina maggiormente a quanto ad esempio Fassina qualche settimana fa aveva proposto: ovvero far pagare l’ Imu al 10% dei contribuenti (quindi includendo i meno ricchi, per così dire, tra i ricchi: ma sempre ricchi) e lasciando l’ esenzione per il 90%, ovvero le fasce medie e medio-basse. C’ è anche da dire che Boccia tenta un «recupero» dell’ equità, ovvero chiede il ritiro dell’ emendamento rimandando l’ equità al futuro, al momento in cui si discuterà la service tax, perché con essa «probabilmente si esenteranno fino all’ 80% dei proprietari della prima casa»: «Ora è bene – aggiunge – non fare pasticci, consentendo finalmente ai comuni di incassare integralmente il gettito». Certo che promettere la gallina domani a che avrebbe bisogno di un uovo oggi, non è certo allettante: anche perché chi ci assicura che davvero la service tax esenterà l’ 80% dei proprietari e soltanto loro, reintroducendo una qualche progressività?. Un’ apertura al ritiro (male, molto male) comunque il Pd la fa: il capogruppo in Commissione Bilancio della Camera, Maino Marchi, dice di essere «disponibile al ritiro e alla riformulazione se si troveranno coperture per tutte le voci». E alla fine anche Roberto Colaninno, che è responsabile Economia del Pd, esce con una nota a tarda sera: «È giusto discutere di equità non adesso, ma quando si parlerà di service tax». Insomma, come si vede buona parte del Pd alla fine pare abbia ceduto, e la soluzione sull’ emendamento «Robin Hood» probabilmente si vedrà solo oggi, al momento del voto (se non sarà stato ritirato prima). Intanto è utile sapere che i soldi recuperati grazie al ritorno della tassa sulla prima casa dei ricchi, sarebbero andati ad ampliare il rifinanziamento della cig in deroga (da 500 a 900 milioni di euro); ancora, si propone di aumentare di 50 milioni di euro il Fondo per gli affitti: destinazioni più che nobili, possiamo dire. Intanto ieri il premier Enrico Letta ha incontrato i sindacati e la Confindustria per discutere della Legge di stabilità e soprattutto sull’ annunciato taglio del cuneo fiscale che pesa sulle buste paga. Secondo quanto emerso finora, si tratta di circa 5 miliardi di euro. Cifra ritenuta ìnsufficiente dal presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, che ieri ha dichiarato che ce ne vorrebbero «almeno 8-10». Il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, parla della necessità di una cifra ancora più consistente, perché si veda un qualche effetto, ovvero ben 16 miliardi. Il Codacons chiede che tutto il taglio vada in busta paga, o che altrimenti torni l’ Iva al 21%. Insomma, anche su questo tema per ora è nebbia fitta: il consiglio dei ministri fissato per discutere la Legge di stabilità (che dovrebbe aggirarsi sui 10-16 miliardi totali) è fissato per il 15 ottobre.

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