2 Ottobre 2013

Il primo effetto Iva sul pieno di benzina

Il primo effetto Iva sul pieno di benzina

ROMA Brutto risveglio per gli italiani, con il primo effetto-Iva scaricato immediatamente sul pieno di benzina. Alla mezzanotte i listini di molti distributori di carburanti erano stati già ritoccati al rialzo di 1,5 centesimi al litro. Un prologo che la dice lunga sulle ripercussioni che l’ innalzamento dell’ aliquota ordinaria dell’ imposta sul valore aggiunto, dal 21% al 22%, in vigore da ieri, avrà sulle tasche delle famiglie. Un costo in più pari a 207 euro l’ anno per ogni nucleo familiare, hanno calcolato Federconsumatori e Abusbef, così suddiviso: +130,43 euro per l’ incremento diretto dei prezzi dei prodotti soggetti a Iva al 22%; +76,58 euro per l’ incremento dell’ insieme di prezzi e tariffe (compresi quelli dei prodotti soggetti a Iva al 4% e al 10%, quali agroalimentari, carni, ecc.), dovuto all’ aggravio dei costi di trasporto, ai maggiori costi energetici, a ritocchi e arrotondamenti. Secondo i calcoli della Coldiretti, già nel primo giorno di applicazione della nuova aliquota il costo per le famiglie italiane è lievitato complessivamente a circa 10 milioni di euro. Tornando ai “conti della serva”, benzina e trasporti assorbiranno la quota maggiore (35 euro in più l’ anno), la casa e la sua manutenzione costeranno almeno 27 euro, abbigliamento e calzature non meno 26,60 euro, calcolano Federconsumatori e Adusbef, che giudicano l’ operazione Iva «deleteria ed estremamente dannosa per l’ intera economia. La priorità assoluta di un Governo responsabile deve essere quella di cancellare tale incremento». L’ alzata di scudi d’ altra parte è unanime: il presidente Confcommercio Carlo Sangalli chiede di sospendere l’ aumento fino al primo gennaio 2014, che equivarrebbe a «lasciare in tasca ai cittadini un miliardo di euro», precisa, dicendo no a una rimodulazione delle aliquote, «se serve solo a nascondere un aumento della pressione fiscale», puntualizza. Il Codacons si appella ai negozianti e alla grande distribuzione chiedendo di bloccare i prezzi fino al prossimo 31 dicembre. Molti i marchi che comunicano di non voler aumentare i prezzi, dalla Coop a Esselunga all’ Ikea. Le stesse compagnie petrolifere si sono mosse in ordine sparso nel ritocco dei listini: l’ aumento c’ è, ma non nella stessa misura, dice “Staffetta quotidiana”. L’ aumento Iva è «una mazzata, risultato dell’ atteggiamento irresponsabile dei partiti che sostengono l’ Esecutivo delle tasse guidato da Letta», dicono i M5S. «Per il nostro settore è una sciagura, purtroppo non è stato possibile evitarlo e adesso ne avremo le conseguenze», evidenzia il presidente dell’ associazione delle industrie alimentarli Filippo Ferrua, secondo il quale un punto di Iva si traduce in 700 milioni di incremento su base annua, perché va ad incidere su circa 70 miliardi di prodotti. Ma è già “guerra di cifre” sull’ impatto che l’ aumento dell’ Iva avrà sul bilancio delle famiglie. Lavoce.info, con l’ economista Francesco Daveri, smonta infatti i calcoli delle associazioni dei consumatori prendendo a riferimento i dati ufficiali dell’ Istat e stendendo un conto decisamente meno salato: 114 euro a famiglia anziché i 349 euro annunciati ad esempio da Codacons. «Di annunci allarmistici non si sente proprio bisogno nei giorni della nuova crisi di governo al buio, proprio quando imprese e famiglie, durante l’ estate, avevano cominciato a recuperare un po’ di fiducia» scrive Daveri. E poi impugna la calcolatrice: le famiglie italiane hanno speso 2.419 euro al mese nell’ anno 2012. Di questi, 468 euro in alimentari e bevande e 1.951 euro in prodotti e servizi non alimentari. L’ aumento dell’ Iva non colpisce tutti questi beni e servizi, ma solo una parte consistente di questi, pari al 40,7% della spesa media degli italiani. Il 59,3% circa di beni e servizi acquistati dalle famiglie (compresi i fitti figurativi imputati dall’ Istat) sono esenti da Iva o soggetti alle aliquote inferiori del 4 e del 10% che rimangono invariate. Una semplice moltiplicazione, nell’ ipotesi che l’ Iva sia trasferita integralmente sul prezzo di vendita (si noti che alcune catene di distribuzione hanno già annunciato che assorbiranno l’ aumento Iva senza caricare i loro prezzi di vendita), e il gioco è fatto: l’ Iva è salita di un punto sul 40,7% della spesa media mensile degli italiani e, quindi, il totale annuo fa 114,40 euro. L’ aumento sarà di circa 130 euro al Nord, di 119 al Centro, di 91 nel Mezzogiorno e di 81 euro nelle Isole.

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