2 Ottobre 2013

Aumento Iva, i commercianti prendono tempo «Siamo già in crisi, perora niente ritocchi»

Aumento Iva, i commercianti prendono tempo «Siamo già in crisi, perora niente ritocchi»

Gigi Di Fiore L’ annuncio è diventato realtà e tutti ora si aspettano il peggio. Napoli, come tutta l’ Italia, alle prese con l’ aumento di un punto dell’ Iva. Non c’ è sorpresa tra i commercianti, tutti sanno che ben il 70 per cento dei prodotti è tassato di più. In via Chiaia, come tutti i parrucchieri «Antoine coiffeur» è al primo giorno di lavoro della settimana dopo il lunedì di chiusura. Martedì amaro, con tinture e messe in piega che avranno in ricevuta fiscale un costo Iva passato dal 21 al 22 per cento. Per ora, il primo giorno è a costo zero per le signore sedute a farsi fare lo shampoo. Spiega Geppino, titolare del negozio: «Per ora, assorbiamo noi l’ aumento. Non possiamo mica spaventare le clienti. Già da tempo, abbiamo registrato un calo di lavoro. Le clienti vengono, ma riducono la frequenza. In questo modo, affrontano la crisi». La rassegnazione è sentimento dominante. Antonio D’ Aria, titolare di uno storico negozio di scarpe in via dei Mille attivo da circa 60 anni, fa la sua analisi: «Tutte le consegne di prodotti dal primo ottobre hanno una bolla con l’ Iva aumentata, anche se gli ordini sono stati fatti in precedenza. Certamente, alla lunga, saranno danneggiati i consumatori con inevitabili aumenti di prezzo. Per ora, ho vetrine allestite con cartellini prezzo che non posso modificare. Tra non molto, però, gli effetti Iva sui consumi saranno certamente negativi». Un paio di scarpe pagate 100 euro, ne avranno 22 di tasse. Consumatori ossigeno indiscriminato del fisco. Certo, nel primo giorno il cambiamento sui prezzi si avvertirà poco. L’ eccezione riguarda gli automobilisti: a loro, un litro di benzina costa subito 1,5 centesimi in più. Giovanni, titolare del distributore di benzina Agip in via Aniello Falcone, racconta: «Come ogni giorno, il camion ci ha rifornito questa mattina. E naturalmente ha scaricato benzina con l’ aumento Iva. Quindi effetto immediato per gli automobilisti». La benzina bene difficilmente rinunciabile? Giovanni fornisce un’ altra verità: «La gente rifornisce i serbatoi, naturalmente. Le quantità acquistate, però, sono state ridotte. Prima, vendevo tremila litri al giorno, oggi duemila sono già troppi». Le colonnine con i prezzi segnano un litro di benzina a un euro e ottanta centesimi. Avverte Pietro Russo, presidente di Confcommercio imprese per la provincia di Napoli: «Questo aumento dell’ Iva mette a rischio 2900 imprese commerciali, per oltre 8500 posti di lavoro». Al Vomero, il negozio «Gallifuoco» in via Scarlatti vende soprattutto calze, pigiami, intimo. Gianni, il titolare, esclude per ora aumenti di prezzo. Dice: «Sarebbe assurdo caricare qualche centesimo su calze vendute a due euro. Fin quando si può reggere, rispetto ai fornitori che non ritoccano i costi, reggiamo. Siamo un’ azienda storica, con clientela abituale, cerchiamo di non incrementare i prezzi se ce la facciamo». Al «Bar del professore», proprio accanto al negozio «Gallifuoco», il caffè resta a 90 centesimi. Sono le bibite che subiranno il maggiore impatto con l’ Iva al 22 per cento. Spiegano: «Un leggero ritocco sarà inevitabile». Tutti aspettano il terremoto prossimo venturo. E l’ effetto aumento provocherà reazioni d’ inflazione a catena. Daniela Siano, titolare in via Michelangelo di un negozio di abbigliamento femminile, dice: «Finora ho retto perché le mie clienti sono della zona, abituali. Fino al campionario della prossima primavera spero di reggere con i prezzi attuali. Abbiamo merce già acquistata, che andremo a vendere con la nuova tassazione. Non credo che io possa gravare molto sulle mie clienti. Molte attività hanno chiuso in questi mesi». Negli ultimi tempi, nell’ intera provincia napoletana i consumi sono calati del 7 per cento. Effetto crisi. E ora c’ è l’ aumento dell’ Iva. Maurizio, pizzaiolo del ristorante «Fratelli la Bufala» in piazza Leonardo, cerca di reggere e non aumentare il conto da presentare a fine pranzo. Spiega: «Per noi, l’ aumento di costi riguarderà soprattutto le bibite. Eppure, cercheremo di non pesare sul cliente. Niente aumento di prezzi sul menu, per ora. Speriamo bene, nel medio periodo». Chi dovrebbe non subire ripercussioni da questa rivoluzione sono i fruttivendoli. Franco ne gestisce uno in piazza Leonardo. Racconta: «C’ era una volta la notarella, quando le signore facevano segnare i debiti sulla spesa fatta. Oggi non possiamo più fare credito per molto. È la crisi. I generi che vendo non hanno avuto aumento d’ Iva, forse riguarderà solo le confetture. Ma è l’ effetto a catena che mi preoccupa. Se la merce si consegna con il trasporto su gomma, se è aumentato il gasolio, presumibile prevedere che i fornitori ritocchino qualsiasi tipo di merce. Anche quella estranea all’ incremento dell’ Iva». Sempre stato così, con le famiglie che, secondo le associazioni dei consumatori, si troveranno a fare i conti con una spesa annuale maggiore oscillante tra i 207 ai 349 euro. Le previsioni di Codacons, Adusbef e Federconsumatori parlano di una media di aumento prezzi in questo fine anno dello 0,4 per cento. La cartoleria «Tema» al corso Vittorio Emanuele lato piazza Mazzini è alle prese con i ricalcoli dell’ Iva. Quaderni, penne, zainetti e gadget sono merci da aumento. Dice Antonio, uno dei titolari: «Avevamo acquistato un kit universitario in offerta a 5 euro, ora che ce lo consegneranno sarà più caro. Stesso discorso per i prodotti e gadget con i colori del Napoli ordinati 3 mesi fa». Il peggio si attende per le feste natalizie, soprattutto per i giocattoli. Aggiunge Antonio: «Li vendiamo anche noi. I ritocchi saranno obbligati. Speriamo bene». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this