In fumo 8500 posti e 2900 aziende Aumenta l’ Iva,Napoli in ginocchio
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fonte:
- Denaro.it
È una scia di effetti a catena . All’ indomani dell’ apertura della crisi di Governo, decretata nei fatti dalle dimissioni presentate dai ministri del Pdl, gli italiani si fanno in conti in tasca per scoprirsi ancora più poveri. Dall’ aumento dell’ Iva al ritorno dell’ Imu, rientrano dalla finestra le tasse che il Governo Letta aveva cacciato dal portone principale (non senza fatica, per carità). Così, come un fulmine a ciel sereno, fa sentire subito i suoi effetti l’ Iva, che oggi passa dal 21 al 22 per cento. Il che, secondo dati Codacons, significa un esborso che può andare dai 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone a 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. Ma oltre che sulle famiglie l’ aumento dell’ Iva avrà pesanti conseguenze anche sulle aziende. Solo a Napoli, il salasso Iva potrebbe provocare la chiusura di 2900 imprese, lasciando senza lavoro circa 8500 persone. “L’ aumento dell’ Iva – afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi – determinerà effetti recessivi e depressivi esiziali per l’ economia reale”. ” Ci saranno conseguenze disastrose” , aggiunge il numero uno di Confcommercio Napoli Pietro Russo . Di “situazione limite per la tenuta sociale” parla invece Franco Tavella , segretario generale di Cgil-Campania. Effetto domino sull’ inflazione – In base ai calcoli dell’ associazione, l’ incremento dell’ aliquota produrrà ricadute economiche pesantissime, che vanno dai 209 euro su base annua per una famiglia di tre persone ai 349 euro per un nucleo composto da cinque elementi. “Oltre questi effetti diretti, l’ aumento dell’ Iva produrrà un disastroso effetto domino, con un incremento dell’ inflazione, una pesante diminuzione dei consumi e un rincaro generalizzato dei listini al dettaglio, specie nel settore alimentare e dei prodotti trasportati su gomma – afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi – per questo è chiaro a tutti che l’ aumento dell’ Iva non servirà affatto a far uscire il Paese dalla crisi, ma al contrario sancirà la definitiva caduta economica dell’ Italia. Il governo Letta deve quindi emanare un decreto urgente ad hoc per bloccare l’ incremento dell’ aliquota di ottobre” , conclude Rienzi Effetto domino sull’ inflazione – Anche se solo di un punto percentuale, l’ aumento dell’ Iva al 22 per cento potrebbe provocare nei prossimi mesi la chiusura di circa 2900 imprese commerciali nella sola provincia di Napoli, con la perdita di oltre 8500 posti di lavoro. L’ allarme arriva da Pietro Russo, presidente di Confcommercio Imprese per l’ Italia della Provincia di Napoli. “I dati erano già drammatici: gli effetti della recessione hanno comportato un calo dei consumi nella provincia partenopea del 7 per cento e, secondo le stime, ben 1500 imprese erano a rischio. Oggi questi numeri raddoppiano. Temiamo conseguenze disastrose, anche perché già il decreto del fare non interveniva in maniera positiva nei confronti del terziario, che rappresenta la spina dorsale della nostra economia” . Infine, secondo Russo l’ aumento dell’ Iva, riguardando una parte consistente dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie, “porterà a un’ inversione di tendenza dell’ inflazione, la cui bassa dinamica ha costituito un elemento importante per la restituzione di fiducia alle famiglie e la tenuta del potere d’ acquisto, compromettendo seriamente le possibilità di ripresa del Paese ” . Tenuta sociale a rischio – “Una crisi di governo non farebbe altro che peggiorare una situazione che, soprattutto a Napoli e in Campania, è già drammatica e al limite della tenuta sociale” . La denuncia arriva dal numero uno della Cgil Campania Tavella, che rivolge un appello ai moderati Pdl “affinché, con un atto di responsabilità, evitino il peggio per la nostra regione” . Molte, e pesanti, le iniziative che rimarrebbero in sospeso per la regione, tra cui il finanziamento della Cig, circa 30 milioni di euro che servirebbero a coprire circa 40mila lavoratori, di cui 20mila solo a Napoli. Nel “Decreto del Fare”, poi, c’ è un emendamento per la messa in sicurezza dei lavoratori delle Società Partecipate. “Inoltre, senza l’ approvazione del piano di rientro Eav da parte dei ministeri competenti, si prospetta un futuro drammatico per l’ azienda e per 2500 lavoratori campani” . La crisi di governo farebbe saltare, tra l’ altro, il fondo di solidarietà, “linfa vitale per i Comuni” .
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