1 Ottobre 2013

Prezzi, ora è incubo deflazione per l’ Italia

Prezzi, ora è incubo deflazione per l’ Italia

ROMA. La crisi congela i prezzi, con l’ inflazione che a settembre crolla allo 0,9 per cento. Per trovare un ritmo di crescita più basso bisogna tornare al 2009, quando sempre sotto i venti della recessione i listini segnarono una calma piatta come non si vedeva da decenni. E rispetto ad agosto l’ Istat, l’ Istituto nazionale di statistica, stima addirittura una variazione negativa (-0,3 per cento). Un quadro che apre le porte allo spettro della deflazione, ovvero a una fase di discesa dei prezzi, fenomeno solo apparentemente vantaggioso per le tasche dei consumatori: se da una parte è vero che si innalza il potere d’ acquisto, dall’ altra infatti tutto accade a causa di consumi deboli, o meglio di un’ economia dall’ encefalogramma piatto. Quello di settembre per altro è solamente l’ ultimo di una serie di rallentamenti che hanno portato nel giro di un anno a una fortissima riduzione della crescita dei prezzi. Basti pensare che soltanto a ottobre del 2012 il tasso era tre volte tanto e giusto sette mesi fa era il doppio. Ora, dopo quattro anni, si è di nuovo scesi sotto la soglia dell’ 1 per cento ed il rischio che si inneschi una spirale più che essere contrastato da una prossima ripresa, sembra poter essere scongiurato dall’ aumento dell’ aliquota dell’ Iva. Comunque l’ Italia non è la sola a sperimentare la frenata, anche in Eurolandia il termometro dei prezzi segna un raffreddamento, con l’ indice sceso a 1,1% sempre a settembre. Anzi l’ incubo deflazione si è aggirato anche fuori dai confini dell’ Ue ed è una realtà molto sentita dal Giappone, che da quindici anni lotta contro la flessione dei listini. E comunque nella zona euro, secondo una prima stima comunicata giusto ieri da Eurostat, in settembre il tasso d’ inflazione annuale è sceso ancora, toccando l’ 1,1% dall’ 1,3% registrato in agosto. Tornando all’ Italia, l’ Istituto nazionale di statistica spiega come il rallentamento dei listini su base annua, che ha portato anche a un carrello della spesa (i beni di maggior consumo) più economico (fermo al +1 per cento), sia soprattutto dovuto al calo dei prezzi dei carburanti, mentre rispetto ad agosto a pesare sono stati i ribassi stagionali. Guardando ai commenti la versione data dai commercianti alle stime dell’ Istat per lo più coincide: Confcommercio parla di un «chiaro indicatore del perdurare della crisi dei consumi» nonostante «tutta la filiera dei beni di consumo, e in particolare la distribuzione commerciale, stia praticando politiche di offerta molto attente al mondo del consumo, attraverso un contenimento dei margini e la compressione dei prezzi di vendita, al fine di valorizzare al massimo il depresso potere d’ acquisto delle famiglie consumatrici»; Confesercenti fa notare che «con l’ inflazione a questi livelli anni fa avremmo fatto i salti di gioia, oggi invece dobbiamo constatare che l’ inflazione sotto l’ un per cento segnala che i consumi sono in forte affanno sotto i colpi di una crisi ancora pesante» e «in questo scenario l’ aumento dell’ Iva finisce per aggravare lo stato dell’ economia reale». La Cia-Confederazione italiana agricoltori, poi, non fa che constatare come nonostante l’ inflazione freni «i consumi non decollano». Diverso il parere dei consumatori, che con Federconsumatori e Adusbef additano come «inattendibili» i dati dell’ Istat. Il Codacons invece si limita a ricordare come da oggi, con il rialzo dell’ Iva, si assisterà a rincari «dello 0,6%».

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