La schiscetta che divide «Giusto portarsi il pranzo» «No, la mensa è più sicura»
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fonte:
- Il Giorno
di MARIANNA VAZZANA ? MILANO ? IL DIRITTO di «scelte alimentari autonome». Tradotto: il diritto di portarsi la schiscetta da casa, anche a scuola, come già avviene in molti uffici. La battaglia del Codacons, che l’ altroieri ha ?diffidato? l’ ufficio scolastico territoriale di Milano e la società Milano Ristorazione chiedendo che le famiglie possano scegliere se fornire direttamente il pasto ai propri figli o mandarli a mensa, ha sollevato un polverone tra mamme e papà. UNA LINEA univoca non c’ è. Tutti valutano pro e contro, considerano l’ aspetto economico e quello della salute, si chiedono quale possa essere la soluzione migliore. Di certo «bisognerebbe aumentare la qualità del servizio e abbassare i costi», attacca Alessandra Picinali, coordinatrice della commissione mensa della scuola elementare di via Ugo Pisa (trasferita in via Narcisi). E sulla schiscetta? «Non è così semplice portarla. Innanzitutto perché non è possibile introdurre cibo che non sia stato controllato: come si potrebbero fare delle analisi, come individuare un’ eventuale sostanza nociva? E, poi, i bimbi si porterebbero i panini tutto l’ anno? A scuola non c’ è possibilità di riscaldare cibi. Noi abbiamo già chiesto la possibilità di portare nelle aule il pane e la frutta che avanzano in refettorio ma il permesso ci è stato negato dall’ Asl». Il Codacons ha sottolineato che pagare la retta della mensa può essere un problema per tante famiglie. «Per chi ha il reddito più alto ? continua Picinali ? il costo è all’ incirca di 680 euro all’ anno. Mentre chi ha un Isee fino a 2000 euro ha diritto al servizio gratuito». Meglio, più che il pranzo al sacco, «poter portare i bambini a casa e riaccompagnarli a scuola dopo», conclude. Alle elementari di via Palermo, in centro, «tanti genitori stanno chiedendo di poter portare il cibo da casa oppure di far uscire i figli all’ ora di pranzo. Sarebbe un bene tornare alla schiscetta , non per motivi economici ma per la salute», continua Silvia Passerini, referente della commissione mensa. «I bambini avevano fame dopo aver mangiato, un papà ha fatto ricorso al Tar perché non abbiamo modo di verificare se le grammature vengono rispettate anche ?a crudo?. E poi non sempre ci fidiamo delle materie prime», precisa. «La qualità, a detta dei bimbi e degli insegnanti ? aggiunge Fiammetta Leoni, mamma di un bimbo che frequenta la scuola di viale Puglie trasferita in via Oglio ? è scadente. Io non mi prenderei la briga di preparare il pranzo, piuttosto va migliorato il servizio. Ma è bene che, chi vuole, abbia la possibilità di farlo». Interviene anche Alessandro Mascetta, rappresentante dei genitori della scuola Viscontini (ora in via Cilea): «Portare la schiscetta potrebbe essere un bene. Ma sorgerebbero dei problemi a livello logistico: i bambini dovrebbero stare separati dai compagni che vanno in refettorio? Non sarebbe positivo. D’ altronde è vietato, per motivi di sicurezza, introdurre cibi dall’ esterno». Il dibattito è acceso.
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