Salta il decreto, Iva verso l’ aumento
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Giovanni Innamorati Roma Il Consiglio dei ministri non approverà la norma che blocca l’ aumento dell’ Iva, subordinata prima a un chiarimento in Parlamento. Quasi inevitabile – a meno che non arrivi prima di lunedì una schiarita al momento improbabile – l’ aggravio che scatterà martedì e porterà l’ aliquota dell’ Iva dal 21 al 22%. Industriali: non è la priorità All’ origine della mancata approvazione del provvedimento, che avrebbe rinviato il rincaro di tre mesi, le nuove tensioni all’ interno della maggioranza. Il decreto, che era stato preparato per il voto ieri in Consiglio, prevede che il minor gettito derivante dal congelamento del ritocco delle aliquote previsto il 1° ottobre, venga compensato con un nuovo aumento della benzina e delle tasse: 2 centesimi in più dell’ accise sulla benzina e incremento al 103% degli acconti Ires e Irap di novembre. Due misure che, subito dopo le anticipazioni delle agenzie di stampa, provocano l’ immediata reazione sia dalla maggioranza che dell’ opposizione e le proteste di consumatori e imprese. Le imprese, come ha ricordato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, continuano, invece, a sottolineare che lo stop all’ Iva non è la priorità mentre lo è il taglio delle tasse sul lavoro. Di fatto si vedono penalizzate dalla coperture finanziarie: l’ aumento degli acconti Ires (al 103%) e Irap di novembre darebbero 890 milioni allo Stato. Le polemiche Certo non è un aumento di tasse bensì una anticipazione, tuttavia, afferma il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi «in una fase economica così difficile e di scarsa liquidità, chiedere un ulteriore sforzo alle imprese sarebbe eccessivo». L’ altra copertura si spalma su tutti ed è l’ incremento delle accise sui carburanti per 2 centesimi al litro fino a dicembre 2013 e poi fino al 15 febbraio 2015 di 2,5 centesimi. Contro l’ aumento delle accise si scagliano in molti, dall’ Unione petrolifera, che parla di scelta «irresponsabile», ai consumatori del Codacons che quantificano in 66 euro i maggiori costi per famiglia. Ma al governo serve il miliardo per lo stop all’ Iva, i 330 milioni per la Cig in deroga, i 35 milioni per la social card e altri 120 milioni per compensare i Comuni dal mancato gettito Imu. Resta il fatto che le coperture hanno scatenato la polemica anche nel mondo politico. Daniele Capezzone (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera, ha parlato di «teatro dell’ assurdo», affermando che ciò significa che «forse sono davvero venute meno le ragioni che avevano portato alla nascita del governo delle larghe intese». Dure le critiche anche di Scelta civica che, con Enrico Zanetti, parla di «ennesima resa a logiche di propaganda spicciola», e con Gianfranco Librandi, che rilancia l’ idea di far pagare l’ Imu ai redditi alti. E critiche giungono anche dalle opposizioni, dalla Lega a Idv e Prc. Aziende penalizzate Sul fronte degli acconti, le imprese dovranno mettere mano al portafoglio sborsando a dicembre in media circa 1.100 euro in più di tasse a testa per pagare l’ acconto Ires e Irap. La quota dell’ acconto di Ires e Irap sale, infatti, dal 101 al 103% fino a tutto dicembre. Per il solo 2013 le imprese anticiperanno le imposte che dovranno versare con la dichiarazione del prossimo anno, pagando addirittura un sovrappiù: appunto il 103% di quanto prevedono di dover versare.
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