Bond argentini, a Bologna un’ altra vittoria per il Codacons
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fonte:
- Modena Qui
Emil Banca, istituto di credito coooperativo presente nelle province di Bologna, Modena e Ferrara, dovrà restituire 10mila euro a due risparmiatrici felsinee, alle quali non diede le necessarie informazioni per un investimento in bond dell’ Argentina. Lo ha annunciato Bruno Barbieri, vice-presidente nazionale e referente regionale del Codacons, associazione di consumatori che ha assistito le due donne. Queste, ha spiegato l’ avvocato Barbieri, «non avevano nemmeno dato un’ autorizzazione scritta per un investimento speculativo» e «non vennero mai informate dalla banca del rischio a cui si stavano esponendo». A decidere la causa in favore delle due risparmiatrici è stato il Tribunale civile di Bologna. Tuttavia, questo sembra un caso non comune. Lo stesso Barbieri, infatti, sottolinea come siano «sempre più numerosi i giudizi che si concludono senza andare a sentenza, e promossi dal Codacons», giudizi che si trasformano in accordi «voluti dagli istituti bancari che temono un effetto domino». La chiamata in causa degli istituti di credito che collocarono i Tango-bond della Repubblica Argentina è, non a caso, una strada che ha avuto successo tra i risparmiatori tricolori beffati dal clamoroso crac del 2002. All’ inizio del 2002, sotto l’ urto delle proteste di piazza e di fronte a una pericolosa instabilità politica, la Repubblica sudamericana decise di non rimborsare più le proprie obbligazioni. Circa 450mila italiani videro così svanire 13,5 miliardi di euro, ma buona parte di essi non si arrese. A fine 2012, sempre stando ai dati del Codacons, circa 60mila cittadini del Belpaese non avevano ancora ottenuto soddisfazione. Non tutti, infatti, hanno aderito alle due offerte di ristrutturazione del debito che il governo argentino ha presentato nel 2005 e nel 2010; peraltro, ora, i termini potrebbero riaprirsi per la terza volta. Parallelamente, la Tfa, ovvero l’ associazione di rappresentanza degli investitori tricolori, ha instaurato un arbitrato all’ Icsid, organo interno alla Banca Mondiale. Una parte di quegli investitori, invece, si è rivolta agli organi giurisdizionali interni, appunto chiedendo conto alle banche collocatrici. La vittoria delle due signore bolognesi, in Emilia-Romagna, non è certo la prima.
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