24 Settembre 2013

Schettino accusa il timoniere «Colpa sua, non seguì i miei ordini»

Schettino accusa il timoniere «Colpa sua, non seguì i miei ordini»

 

 

Cristina Rufini GROSSETO SEMBRAVA un processo già scritto. Giusto il tempo di definire l’ entità della pena per l’ ex comandante della Concordia, Francesco Schettino, e chiuso il discorso. Alla fine dell’ udienza di ieri ? la prima delle cinque fissate per ridiscutere la perizia del gip ? potrebbe non essere così veloce e certa la conclusione. Tanto più incerta se si considera che la procura generale della Corte di Appello di Firenze ha deciso di impugnare i patteggiamenti concordati dagli altri cinque coimputati. Tutto da rifare, o quasi. I punti da chiarire sul naufragio, in realtà, sembrano essere ancora molti. A cominciare dall’ incidenza dell’ errore del timoniere Jacob Rusli Bin nella collisione. «Con l’ effetto del timone a sinistra volevo far ridurre la velocità angolare della poppa, favorendo l’ avanzo (della nave, ndr ) rispetto alla rotazione». Sono le parole che Schettino ha pronunciato ieri in aula nel corso di una breve dichiarazione spontanea. «Ma il timoniere non eseguì correttamente l’ ordine ? ha continuato l’ ex comandante ? mise il timone al contrario e urtammo». Avrebbe voluto parlare molto di più. Suggerire ai suoi legali, ma alla terza richiesta il giudice Giovanni Puliatti lo ha stoppato. L’ errore di andare a dritta, invece che 20 gradi a sinistra come ordinato da Schettino, è stato riconosciuto anche dai periti che però hanno aggiunto «nonostante questo ci sarebbero state ugualmente buone possibilità di impatto». UNA PERIZIA che sembra avere zone d’ ombra. Punti non chiariti, come sugli effetti del malfunzionamento del generatore di emergenza. In più di un’ occasione l’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone e i suoi colleghi sono apparsi incerti, o non in grado di fornire approfondimenti alle domande delle parti civili. Su tutti quelle dell’ avvocato del Codacons Giuliano Leuzzi che ha incalzato ripetutamente gli esperti voluti dal gip Valeria Montesarchio. Quasi come fosse lui il reale difensore di Schettino. E l’ ex comandante ad assistere al botta e risposta, scalpitando per raccontare gli accadimenti. Al termine dell’ udienza, il capitano è salito subito in auto e si è riparato dietro il finestrino oscurato. Nessun commento diretto sul recente raddrizzamento della Concordia. «Ne ha preso atto ? ha riferito uno dei suoi legali, l’ avvocato Donato Laino ? e gli fa piacere perché finalmente si è mosso il relitto». UNA CONDIZIONE , peraltro, che potrebbe favorire la superperizia chiesta proprio dalla difesa, con relativo sopralluogo sulla nave, su cui i giudici non si sono ancora espressi. Nei prossimi giorni, invece, un sopralluogo sul relitto potrebbe essere compiuto dai magistrati del pool grossetano. Al quadro incerto ricostruito ieri, si aggiunge l’ impugnazione in Cassazione dei patteggiamenti di luglio. LE SENTENZE nei confronti di Roberto Ferrarini, Ciro Ambrosio, Silvia Coronica, Jacob Rusli Bin e Manrico Giampedroni sono ancora sub judice. Alcuni di loro potrebbero pure rientrare in un ipotetico secondo processo Concordia. «Il ricorso fa parte della fisiologia del sistema giudiziario ? ha commentato il procuratore Francesco Verusio ? ma siamo fiduciosi del lavoro fatto». «È stato un fulmine a ciel sereno», ha sottolineato Salvatore Catalano, legale di Ambrosio. Oggi si torna in aula. Mentre al Giglio inizieranno le immersioni alla ricerca dei due dispersi, Russel Rebello e Maria Grazia Trecarichi.

 

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