19 Settembre 2013

Danno ambientale da 12 milioni gli scogli nel fianco per 3 metri e 20

Danno ambientale da 12 milioni gli scogli nel fianco per 3 metri e 20

 

DAI NOSTRI INVIATIMICHELE BOCCI LAURA MONTANARIISOLA DEL GIGLIO – «Com’ è brutta». Si fermano a guardarla sul lungomare, metà bianca, metà piena di fango. Il prima e il dopo insieme. Metà com’ era, metà bombardata dalle conseguenze del naufragio. Al Giglio, dopo la fatica e la corsa al parbuckling, è il giorno in cui comincia la ricerca dei dispersi con i robottini a scandagliare il fondo. La procura ha incaricato i sommozzatori della Marina e dei vigili del fuoco di attivarsi: i sub, una volta messa in sicurezza l’ area del ponte 4, parte ancora immersa della nave, concentreranno lì le ispezioni. Ritengono infatti che in quella zona del relitto possano trovarsi i corpi di chi ancora manca all’ appello. Non ci sono stati sversamenti in acqua, Concordia sta restituendo poche cose alla volta, un materasso, un’ asse, pezzetti di arredi. Le apocalittiche preoccupazioni del Codacons e di alcuni ambientalisti si sono per fortuna rivelate eccessive. Il professor Giandomenico Ardizzone e il suo team di ecologisti sta monitorando la qualità delle acque con prelievi e campionamenti fatti più volte al giorno: «Per ora tutti i parametri sono nella normalità ». Torbide invece ancora per il movimento della rotazione, le acque interne della nave. Questo non significa ovviamente che il naufragio della più grande nave da crociera italiana non abbia creato danni all’ ambiente marino. Ispra, l’ agenzia dell’ ambiente del ministero l’ ha stimato in circa 12 milioni di euro: scogli di grande pregio per l’ ecosistema marino distrutti; praterie di Posidonia oceanica che si estendevano per circa settemila metri quadrati sul fondo del mare e importanti per la salvaguardia della biodiversità andate distrutte; acqua interna al relitto contaminata. Sono alcuni dei danni provocati dal naufragio. La cifra potrebbe aumentare nei prossimimesi in caso di sversamenti. Intanto questa valutazione ministeriale è entrata a far parte dell’ inchiesta per disastro ambientale aperta dalla Procura della repubblica di Grosseto, che il 17 luglio scorso ha ammesso il ministero dell’ Ambiente come partecivile. La Protezione civile ha poi messo al lavoro fin dai giorni immediatamente successivi al naufragio un team di esperti di Scienze della Terra dell’ università di Firenze coordinati dal professor Nicola Casagli, docente di Geologia applicata. «Con le nostre apparecchiature laser siamo in grado di sapere esattamente l’ entità dei danni provocati dall’ impatto della nave sulle rocce del fondo – spiega il professore – I danni più consistenti sono quelli vicino alla prua dove c’ è stata una penetrazione fino a 3 metri e venti». La larghezza della ferita invece è di circa trenta metri di lunghezza e 16-17 di altezza. Assieme a Casagli si avvicendano sulla punta della Gabbianara, Giovanni Gigli (ricercatore), Luca Lombardi (tecnico), Francesco Mugnai e Guglielmo Rossi (assegnista di ricerca) e Alessia Lotti (dottore di ricerca in geofisica). Un gruppo di giovani studiosi, precari. Le apparecchiature vengono controllate anche in remoto, da Firenze “o qui, sul cellulare” spiega Casagli. Fin dal 18 gennaio a questa squadra è stato affidato un compito delicato e decisivo: controllare i movimenti di Concordia che, prima dell’ intervento del consorzio Titan Micoperi, rischiava di scivolare nella scarpata marina che si trova a ridosso del luogo del naufragio.© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this