PREOCCUPANO LE TENSIONI POLITICHE, LE PROIEZIONI ISTAT SU PRODUZIONE E CONSUMI E L’ ANDAMENTO DELLO SPREAD
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fonte:
- Il Secolo XIX
ROMA. La crisi politica rischia di soffocare la ripresa nella culla. L’ allarme lo ha lanciato ieri il governatore della Banca d’ Italia, Ignazio Visco, che l’ Italia può mancare l’ appuntamento con la ripresa a causa deiventi di crisi che scuotono il governo: «Le prospettive dell’ economia migliorano. Ma i rischi al ribasso di questo scenario sono accresciuti dalle preoccupazioni degli investitori per la possibile instabilità politica». Dopo essere stati alla finestra per settimane, i mercati cominciano quindi innervosirsi di fronte allo spettacolo offerto dalla politica. Il primo effetto è che gli investitori preferiscono comprare i Bonos spagnoli (un Paese messo peggio dell’ Italia quanto deficit e disoccupazione) invece dei Btp italiani. Risultato: il nostro spread rispetto ai Bund tedeschi, in rialzo a 250 punti base, peggiora mentre il differenziale dei titoli spagnoli si ferma più in basso a 248 punti. Un sor in linea con le stime dei principali istituti internazionali, Ocse in testa. Una discesa senza fine quando gli altri Paesi europei, chi più e chi meno, hanno imboccato la strada che porta fuori dalla re trodomestici, mobilie via dicendo) e una flessione del 3,3% delle merci non durevoli (come gli alimentari e gli altri prodotti che finiscono nel carrello della spesa). «Ilgoverno non ha ancora capito che questa è una crisi di consumi e che fino a quando non si allenterà la morsa fiscale sui ceti medio bassi ridotti sul lastrico, la ripresa resterà una chimera», dice il Codacons che insieme alle altre associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef e alle imprese chiedono al governo di scongiurare l’ aumento dell’ Iva dal 21 al 22%. Insomma, l’ economia italiana stenta a riprendersi dalla crisi e dalla cura di cavallo decisa nel 2011, che è servita a raddrizzare i conti pubblici. Una cura che ha fatto soffrire il paziente ma, alla fine, lo ha guarito. «L’ aggiustamento di bilancio è stato indispensabile nei Paesi più fragili, come l’ Italia, per evitare il rischio di perdere l’ accesso al mercato, cosa che avrebbe fatto precipitare la crisi», ha spiegato Visco. Gli effetti negativi sull’ economia? «Erano il prezzo dapagare per evitare conseguenze più serie», è la tesi del governatore. Anche se ancora gli indicatori sono negativi, si avvicina il momento della svolta: «Il calo della produzione dovrebbe fermarsi nei prossimi mesi», ha confermato Visco. Un moderato ottimismo, in questo senso, è condiviso anche dalla stessa Confesercenti: «La recessione è agli sgoccioli. Nel 2014 dovrebbe concretizzarsi la tanto attesa inversione di tendenza con una crescita del Pil dell’ 1,8%». Si tratta però di una “ripresina” ancora «fragile e incerta» che non porterà nuovi posti di lavoro con un tasso di disoccupazione in crescita al 12,8%. Con queste premesse, una crisi di governo coglierebbe l’ economia in mezzo al guado rendendo più difficile l’ approdo alla sponda della ripresa.
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