10 Settembre 2013

Medicina, la lotteria del test: solo uno su 7 ce la farà

Medicina, la lotteria del test: solo uno su 7 ce la farà

FUORI ci sono decine di mamme e papà in ansia, amici che già studiano per il test del prossimo anno e fidanzati seduti accanto ai trolley, stremati dal caldo dopo un lungo viaggio da Siracusa, da Taranto, dalla Calabria e dalle Marche. Il viaggio della speranza. Dentro, quasi tremila ragazzi inchiodati ai banchi messi in fila nei padiglioni della Fiera: 60 domande in cento minuti. E’ il giorno della grande prova, l’ ammissione a Medicina. Solo uno su sette ce la farà, i posti all’ Alma Mater sono 440, i candidati 2.821. Il rettore arriva, verso mezzogiorno, per essere al loro fianco. E il suo pensiero non è tanto a chi entrerà, ma a come usciranno questi ragazzi, e non solo quelli che arriveranno alla laurea in Medicina. «Ci vorrebbe una moratoria di tre mesi», dice Ivano Dionigi. «Per discutere tutti insieme, la politica, le istituzioni, i media, del problema dei giovani in Italia e del mancato lavoro. E’ la tragedia del Paese, il vero dramma che rischia di schiacciarci tutti, al di là della nostra buona volontà: centinaia di migliaia di giovani che faranno l’ università, ma che non troveranno lavoro, e questo nonostante ci sia necessità di laureati». Nonostante «senza laurea si vive uguale, ma forse meno bene». L’ Ateneo continua ad attirare iscritti, più dello scorso anno anche al test di Medicina, contestato con cartelloni e volantini dal Codacons, che invita gli esclusi a fare ricorso al Tar del Lazio, e dal coordinamento universitario, nuova sigla del dissenso («Il numero chiuso non è salutare», il loro striscione»). «Mi fa piacere che su Bologna gravitino tante richieste – commenta Dionigi -, ma non riesco tanto a rallegrarmi perché il mio pensiero va alla fine, a quando questi ragazzi si laureano, diventano dottori di ricerca. Chi sarà ammesso avrà un binario privilegiato, il problema sono tutti gli altri». Il rettore lo ripete da tempo: un paese incolto, una politica distratta e assente. «L’ università deve preparare bene i ragazzi, ma non basta più. Ora i rettori hanno un mestiere supplementare: aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro». Sul test, Dionigi allarga le braccia: «In attesa di escogitare qualcosa di meglio, è un male necessario ». Nessuno ancora sa l’ ultima notizia, quella che il famigerato bonus Maturità, quei punti in più che hanno finito per premiare i diplomifici, è stato cancellato. «Il corso di studi delle superiori deve contare, non si può ridurre tutto alla lotteria di un test – insiste il rettore -, ma il meccanismo dei bonus ha fatto emergere molte contraddizioni ». La prima a uscire è Marta Veriani: «Non era una passeggiata». Ad accompagnarla, da Siracusa,un amico che ha appena tentato il test per le professioni sanitarie e che di lei dice: «E’ da quando era piccola che vuole fare la dottoressa ». Qui incontri i sogni bambini, le passioni di adolescenti. I genitori lo sanno. «Se mia figlia non passa? Non è lo stesso, vuole smettere di studiare», spiegamamma Alessandra. C’ è chi fa il conto dei costi: 5-600 euro, a fondo perduto, tra corsi, libri, alberghi, viaggio e iscrizioni (60 euro a test) plurime, tra Medicina, Veterinaria e Biologia, per tentarle tutte. I volantini che pubblicizzano l’ accesso libero nelle facoltà mediche in Spagna sonouna tentazione. Marco Casoni, 19 anni da Cento, ha già l’ alternativa: «Mi iscrivo a Lingue e culture dell’ Asia, forse anche se passo il test». Giulia Simoncini, già al secondo anno di Scienze motorie, ha tentato per sfida personale. Lorenzo Colli, di Teramo, lamenta: «Molto difficili le domande di chimica. Ma se non passo riproverò». Simone Burello è al terzo test: «Non demordo». E’ lo stesso rettore a invitare i ragazzi a non cedere, nella vita: «Non devono demordere o autoemarginarsi, il Paese si salverà solo per merito loro».© RIPRODUZIONE RISERVATA.
ilaria venturi

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this