10 Settembre 2013

Mps, salvataggio in due settimane Il titolo non crolla

Mps, salvataggio in due settimane Il titolo non crolla

MILANO Due settimane per spedire il piano di salvataggio all’ Antitrust europeo. È questo il tempo che si prenderà il consiglio d’ amministrazione del Montepaschi per mettere a punto il piano di ristrutturazione predisposto secondo le linee guida concordate con la Commissione Europea, che tra i vari paletti imposti ha chiesto anche un maxi-aumento di capitale da 2,5 miliardi. Un piano di salvataggio che all’ interno dell’ istituto di Rocca Salimbeni viene definito pesante e difficile da digerire, ma che se verrà realizzato consentirà alla banca di voltare definitivamente pagina. E questo il mercato lo sa: non a caso in Borsa il titolo Mps, che per molti sarebbe potuto precipitare dopo le indicazioni di Bruxelles che ha dettato condizioni più dure del previsto, ha retto il colpo limitando le perdite, in mattinata quasi del 5%, intorno al 2,82% (a 0,21 euro). Segno he la comunità finanziaria comincia a scommettere sulla contendibilità del gruppo e sul riassetto interno che porterà la Fondazione Mps, primo socio col 30 e passa per cento del capitale, sotto il 10. Non si esclude comunque che la ricapitalizzazione contempli anche un diritto di opzione per gli attuali soci, Palazzo Sansedoni compreso. Il maxi-aumento, che a partire da ieri risulta superiore al valore della capitalizzazione dell’ intero gruppo in Borsa (circa 2,33 mld), aprirà così le porte a nuovi soci e probabilmente ad altre banche. Prima di parlare di riassetti e nuovi soci bisognerà varare il salvataggio che per l’ Antitrust Ue potrebbe essere operativo tra due mesi con una finestra per la sottoscrizione dell’ aumento nel 2014. Mps ha così fatto sapere che il prossimo appuntamento per avviare la discussione del piano di ristrutturazione è fissato per domani, mercoledì. In questa occasione il Cda verrà aggiornato da Fabrizio Viola sulle richieste arrivate da Bruxelles e, in particolare, sulle strategie necessarie per ridurre il portafoglio Titoli di Stato e derivati e per tagliare i costi. Intanto, le indicazioni arrivate da Bruxelles hanno riacceso l’ attenzione sul gruppo. In primis, dei sindacati preoccupati per una nuova ondata di tagli dei dipendenti: ipotesi che non vogliono accettare. Sullo sfondo poi i consumatori. Da una parte il Codacons che benedice le decisioni dell’ Ue e chiede le dimissioni dei responsabili della crisi della banca; dall’ altra l’ Adusbef che auspica l’ immediata nazionalizzazione della banca. Ipotesi che si potrebbe verificare nel 2015, nel caso in cui dovesse fallire l’ aumento di capitale e quindi il rimborso parziale dei 4 miliardi di aiuti di Stato.

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