6 Settembre 2013

Codacons: spese per 7miliardi. confindustria: ma così fermiamo l’ illegalità

“Curare i ludopatici annulla l’ incasso” il paradosso dello Stato biscazziere

Codacons: spese per 7miliardi. confindustria: ma così fermiamo l’ illegalità

ROMA – Slot machine, video-lottery, bingo, Gratta&Vinci, scommesse. Un fiume di denaro insegue la fortuna: la metà degli italiani ha giocato almeno una volta. E lo Stato? Anche lui punta, incassa, talvolta perde. Insomma, gioca d’ azzardo. Il bilancio finale è difficile. Sicure le entrate: nel 2012 oltre 8 miliardi di euro sono finiti nelle casse del fisco. Quello che entra da una parte rischia però di uscire dal-l’ altra: 7 miliardi sarebbero infatti i costi sociali del gioco d’ azzardo, stando al Codacons. E così, seppure ogni governosi ripromette di combattere abusi e ludopatie, il mercato è troppo grande per restarne fuori. La spesa per il gioco nel 2012 è stata di 17,1 miliardi di euro, con una contrazione del 3,5% circa rispetto al 2011 (dati forniti dall’ Agenzia delle dogane e dei monopoli alla commissione finanze della Camera, il 6 giugno scorso). Come si arriva a questa cifra? Semplice: alla raccolta totale di 87,1 miliardi di euro (+9,2% rispetto al 2011) devono essere sottratti 70 miliardi di vincite pagate ai giocatori (+12,8% rispetto al 2011). Tradotto: gli italiani investono nel gioco 87,1 miliardi, ma 70 gli tornano nelle tasche. La differenza (17,1 miliardi persi dai giocatori) prende due strade: 8,1 miliardi vanno allo Stato come gettito erariale (-6% rispetto al 2011), i restanti 9 miliardi finiscono a punti vendita, bar, tabacchi e alle varie imprese concessionarie dello Stato. Nel 2013 il giro d’ affari però si contrae: tra gennaio e giugno di quest’ anno gli italiani hanno investito nel gioco 42 miliardi e 648 milioni. Secondo Confidustria, nei primi sette mesi del 2013 «le entrate dei giochi presentano una contrazione dello 0,5%». Non è tutto. Stando alla Camera di commercio di Milano, l’ industria dei giochi oggi muove oltre 6.600 imprese, per più di 140mila punti vendita (per i quali il giocoè diventato una fonte di reddito importante). Nel settore sono occupate circa 200mila persone, tra dipendenti dei concessionari e dei produttori di apparecchi, lavoratori dell’ indotto (manutenzione delle macchine sul territorio, supporti commerciali) e chi nei punti vendita si dedica alla gestione dell’ attività di gioco. Un enorme mercato alla luce del sole, che non va criminalizzato: «La crescita del gioco legale – sostiene Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia – è stata infatti la più clamorosa arma contro il circuito illegale. Un esempio: nel 2007 oltre 700mila video poker in Italia non erano collegati, erano cioè invisibili allo Stato, oggi invece rappresentano la metà delle entrate legali». Ma i costi sociali? Quelli legati al gioco d’ azzardo e alle dipendenze da gioco per il Codacons «sfiorano quota 7 miliardi di euro e un singolo giocatore patologico costa allo Stato 38mila euro annui». Un’ inchiesta di Altroconsumo dello scorso dicembre denuncia le malattie e dipendenze da gioco. Nel nostro Paese i “malati” sono un milione e un milione e 800mila le persone a rischio (dati Oms): si va dall’ isolamento sociale a stati depressivi che possono portare fino al suicidio, da problemi fisicia dipendenze psichiche, per non parlare di chi finisce nel cappio degli usurai. Un’ analisi Coldiretti denuncia che il 47% degli italiani tra i 15 ed i 64 anni ha giocato almeno una volta e che 3 milioni sarebbero gli affetti da ludopatia. Più della metà della spesa in giochi e scommesse è destinata a slot machine e videolottery. E ancora: sempre stando alla Coldiretti (che cita un rapporto Coop 2013, contestato da Confidustria) «la somma che gli italiani giocheranno nel 2013 potrebbe raggiungere il tetto dei 100 miliardi di euro, pari a oltre il 70% di quello che le famiglie italiane spendono per acquistare prodotti alimentari durante l’ anno». «La Confindustria non nega che la legalizzazione dei giochi abbia portato alla tracimazione dell’ offerta e anche a effetti critici – ammette Passamonti – noi stessi siamo per un contingentamento delle macchine per punto vendita e per un limite ai canali distributivi. Insomma siamo consapevoli che non vendiamo caramelle».” „Ogni giocatore d’ azzardo patologico finisce per costare alla collettività 38mila euro l’ annoCodacons” „Sappiamo che non vendiamo caramelle. Ma il circuito lecito è la migliore arma contro quello illecitoSistema Gioco” „Gli italiani ormai spendono per il gioco il 70 per cento di quello che stanziano per il ciboColdiretti© RIPRODUZIONE RISERVATA A destra, sale da gioco gremite di giocatori sempre più appassionatiFOTO: IMAGOECONOMICA.
vladimiro polchi

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