La Consob accende un faro sui vertici di Mps
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fonte:
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Non solo il presidente di ieri Giuseppe Mussari e il direttore generale Antonio Vigni: anche il presidente di oggi Alessandro Profumo e l’ amministratore delegato del nuovo corso Fabrizio Viola. Non c’ è pace per i vertici di Mps. Il Codacons, con toni trionfali sventola quella che considera una sua vittoria. La Consob, sollecitata proprio dall’ organizzazione dei consumatori, ha messo nel mirino Profumo e Viola accusandoli di ostacolo all’ attività di vigilanza. Secondo il documento inviato alla Procura di Siena, la Consob aveva chiesto alla banca e alla Fondazione, il 13 aprile dell’ anno scorso, informazioni sul derivato stipulato con Nomura e sulle obbligazioni Fresh emesse nel 2008: vale a dire uno degli strumenti, già nel mirino della Procura, serviti a finanziare l’ acquisizione di Antonveneta. Gli sceriffi di Piazza Affari si erano dichiarati insoddisfatti delle risposte e avevano presentato denuncia. Il Codacons ha immediatamente chiesto al governo Letta e al ministro dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni, di informare la Commissione europea e di includere nel piano di ristrutturazione della banca, oltre gli interventi già richiesti da Bruxelles, anche la sostituzione degli amministratori. A questi, secondo l’ organizzazione dei consumatori, non è più possibile affidare ill piano di ristrutturazione e la gestione dei 4 miliardi versati dai contribuenti (Monti bond). Profumo e Viola hanno rimandato al mittente le accuse. Si sono dichiarati estranei alla faccenda e hanno rivendicato il merito di aver bonificato la banca. Hanno inoltre ricordato che la Procura di Siena non ha ritenuto rilevanti le segnalazioni della Consob e si sono detti pronti a ricorrere per vie legali conto il Codacons. Ma non è questa l’ unica grana per la banca. Grave anche il mancato accordo sul successore di Gabriello Mancini alla presidenza della Fondazione. La deputazione, cui spetta la nomina, è composta da 14 membri. La regia è in mano al Comune (che designa 4 consiglieri e ha di fatto potere di veto) e Provincia (che ha indicato due nomi). I due enti sono a maggioranza Pd, ma il sindaco renziano Bruno Valentini e il presidente della Provincia, il bersaniano Simone Bezzini, sono su sponde opposte. Da qui le difficoltà dell’ accordo. Alcuni candidati, come Lorenzo Bini Smaghi (ex vice presidente Bce) o Enzo Cheli (ex presidente Agcom) hanno fatto un passo indietro. In lizz i banchieri Silvano Andriani e Divo Gronchi e l’ ex dg di Bankitalia Pierluigi Ciocca. I protagonisti non si sbottonano ma gli indizi portano a di Francesco Pizzetti ex presidente dell’ Autorità per la privacy.
n.sun.
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