I saldi fanno flop
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fonte:
- Corriere Adriatico
… i dati “sconsolanti” delle periferie. Vedono nero anche i consumatori, con Federconsumatori e Adusbef che parlano di un calo del 9%, con flessioni che arrivano fino al 17% proprio nei centri non toccati dal turismo, e il Codacons, che parla di un -20% nelle principali città italiane, con un ribassi fino al 25% in alcune città del Sud. Per Federmoda le vendite in saldo confermano purtroppo le previsioni, che a inizio stagione parlavano di una spesa media di 100 euro a testa (contro i 103 del 2012 e i 117 del 2011) per complessivi 3,6 miliardi di euro. Ora, nonostante il sentimento negativo che non favorisce di certo il rilancio dei consumi, la federazione spera nell’ ultimo colpo di coda, con gli ulteriori ribassi di fine agosto, per 3,6 miliardi di euro complessivi. Numerose, sottolinea, sono infatti le iniziative organizzate in questi giorni in molte località per favorire gli acquisti di fine stagione, come “sbanca il banco”, “fuori tutto”, lo “sbaracco”. Non così positive le previsioni dei consumatori: per Adusbef e Federconsumatori solo una famiglia su 3 ha fatto acquisti, per un ammontare inferiore al miliardo di euro, mentre secondo Codacons la flessione registrata finora “non subirà sostanziali variazioni nei prossimi giorni”. Per questo le associazioni tornano a chiedere con forza un cambiamento nella normativa, verso una maggiore liberalizzazione delle vendite in sconto. Un’ ipotesi contro la quale si schiera Federmoda: parlare di liberalizzazione – sottolinea la federazione Moda Italia – è ora pretestuoso, visto che, con l’ attuale normativa, tra saldi, promozioni e liquidazioni di fatto ci sono già 10 mesi di sconti all’ anno. Liberalizzare i saldi, poi, secondo Federmoda, significherebbe abbassare la qualità dei prodotti venduti nei negozi e rinunciare probabilmente al fascino degli acquisti made in Italyavantaggio di prodotti a basso costo e maggior marginalità. Il giovane insegnante ortodosso che, di nascosto, coltiva la passione per la pittura: arte molto sconsigliata (e persino detestata) dai rabbini maestri di dottrina. La vedova timorata che si sente sola e che il venerdì sera, di nascosto, ascolta la musica con gli auricolari, in aperta trasgressione del riposo sabbatico. Akiva, lui, ed Elisheva, lei, sono i protagonisti di una storia d’ amore che si sviluppa nel rione ultraortodosso di Mea Shearim, a Gerusalemme, nelle 12 puntate della serie televisiva israeliana ‘Shtisel’, diventata ormai una trasmissione cult in Israele. Visti di sfuggita, Akiva ed Elisheva sembrerebbero l’ incarnazione degli stereotipi che gli israeliani laici hanno degli ortodossi. Ma quando si impara a conoscerli, le idee preconcette crollano come castelli di carte. E il serial ‘Shtisel’ adesso raggiunge un altissimo share. Le centinaia di migliaia di ortodossi che vivono e si moltiplicano in Israele rappresentano per la maggioranza laica un paradosso: sono molto vicini fisicamente, ma molto lontani psicologicamente, per il loro stile di vita modellato su regole cristallizzatesi nell’ Europa orientale di due -tre secoli fa. La serie tv, prodotta da ex studenti di collegi rabbinici, consente all’ israeliano laico di guardare alla routine delle enclave ortodosse dall’ interno e di coglierne le sfumature più delicate, le pulsioni, e anche l’ umorismo intriso della tradizione yiddish. La serie è rivolta in primo luogo al pubblico laico, perché gli ortodossi non dovrebbero avere in casa la tv, bollata dalle loro guide spirituali come strumenti di perdizione. Ma ‘Shtisel’ incrina questo stereotipo.
paolo forni
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